DONNE E LAVORO

Dal Dream Gender Gap al Gender Pay Gap: tutti (uomini compresi) devono lottare per la parità salariale

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La parità di genere ha mille sfaccettature e riguarda anche il mondo del lavoro. Le discriminazioni di genere quando si parla di occupazione sono molte. Le donne sono spesso vittime di stereotipi e pregiudizi duri a morire, che le accompagnano sin dalla più tenera età, e che spesso si ripercuotono anche sulla scelta del percorso scolastico e sulle opportunità lavorative. Il Gender Pay Gap è purtroppo una realtà radicata in Italia e nel mondo, contro la quale tutti, uomini e donne, dovrebbero lottare.

Si dice che il divario di genere inizi a creare problemi sin dall’infanzia. Il Gender Gap inizierebbe infatti con quello che viene definito dagli esperti, usando sempre un termine inglese, come Dream Gender Gap, cioè il divario che esiste già a 6 anni tra bambini e bambine. È proprio a questa età che le piccole che si affacciano al mondo scolastico iniziano a credere, a causa di pressioni della famiglia e della società, di non essere portate per le materie scientifiche, ma solo per quelle umanistiche, precludendosi una possibilità di carriera. O di non dover investire tempo in attività sportive solitamente praticate da ragazzi, perché perderebbero solo il loro tempo. Considerazioni errate e retaggio di una cultura che non deve più esistere, che non fanno altro che distruggere i sogni di tante bambine e future donne.

Cos’è il Gender Gap

Il Gender Gap (divario di genere) altro non è che la differenza di trattamento, di vita, di condizioni, di opportunità tra uomini e donne in ogni campo della vita: dall'educazione al lavoro, passando dalla salute al benessere e molto altro ancora.

Questo divario ha un forte impatto sulla vita di ogni donna, anche per quello che riguarda le sue aspettative, i suoi sogni, i suoi progetti di vita che, proprio a causa di questi gap radicati nella nostra società e nella nostra cultura, non le permettono di vivere la vita come vorrebbe. Spesso è proprio la cultura del paese in cui si cresce a frenare la parità di genere: in molte parti del mondo è ancora radicata l'idea che la donna debba occuparsi esclusivamente della famiglia e della casa, che non debba lavorare in ambiti considerati maschili e non adatti alle lavoratrici. Stereotipi che ancora oggi sono difficili da estirpare, per una mentalità che fatica a evolversi.

Co'è il Gender Pay Gap

Gender Pay Gap è il termine in lingua inglese che si usa per indicare il divario retributivo di genere, cioè quella differenza salariale che intercorre, a parità di mansioni, livello e competenze, tra un lavoratore e una lavoratrice. È la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e il salario annuale medio percepito dagli uomini.

Il calcolo non è facile e di solito si usano due parametri diversi per rappresentare quella che è una vera e propria discriminazione salariale di genere, affrontata anche dall'obiettivo 4 dell'Agenda 2030 che si occupa, nello specifico, della parità di genere:

  • Unadjusted gender pay gap o gender pay gap grezzo: il calcolo considera solo il salario medio.
  • Adjusted gender pay gap o gender pay gap totale: il calcolo considera anche fattori che possono influenzare il salario, tenendo ad esempio conto delle ore lavorative, delle occupazioni scelte, dell'educazione scolastica, dell'esperienza lavorativa.

Il Gender Pay Gap si ripercuote anche in un minor accesso da parte delle donne agli alti vertici delle aziende. Se da un lato le donne manager o CEO sono sempre di più, dall’altro non raggiungono minimamente i livelli dei colleghi maschi.

(Scopri 3 figure che in Europa rappresentano perfettamente il simbolo dell'empowerment femminile)

Il Gender Pay Gap in Italia e nel mondo

Secondo i dati dell'ultimo rapporto biennale Global Wage Report dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, la differenza salariale fra uomini e donne è del 20%.

In Europa le donne rappresentano quasi la metà della forza lavoro eppure la differenza di retribuzione è intorno al 16%.

In Italia, invece, secondo i dati più recenti, si parla di un differenziale retributivo pari al 5% secondo l'Eurostat, mentre secondo una ricerca dell'Osservatorio Jobpricing sarebbe pari all'11,5%. La differenza nei dati, come spiegato prima, sta nei due diversi modi che abbiamo di calcolare il Gender Pay Gap. Quello che emerge chiaro in Italia, però, è che la discriminazione di genere sul posto di lavoro è ancora molto alta: è ridotta nel settore pubblico, mentre più alta nel settore privato. Considerando anche che di solito le donne sono più istruite rispetto agli uomini, questo dovrebbe essere un punto a loro favore, ma in Italia funziona al contrario: più il livello di istruzione delle donne è alto, più le differenze in busta paga si notano. Come sottolineato dal report dell'Osservatorio Jobpricing, il differenziale per le non laureate è del 10,4%, mentre per le laureate del 30,4%.

Ma qui entra in gioco Il Gender Dream Gap, che instrada le donne a inseguire maggiormente percorsi scolastici umanistici, escludendo la possibilità di studiare le materie STEM, che secondo gli ultimi dati di Almalaurea offrono non solo più lavoro, ma anche una retribuzione maggiore.

Perché dovremmo tutti combattere il Gender Pay Gap, uomini compresi

La lotta per la parità di genere deve essere condivisa da uomini e donne, per tutti i vantaggi che un approccio più equo ed inclusivo nel mondo del lavoro comporterebbe con l’eliminazione di ogni gender gap, incluso quello salariale o di aspettative.

Purtroppo, la pandemia ha rallentato i progressi fatti per ridurre il divario di genere in ogni sua forma, anche quello retributivo. Il World Economic Forum stima che ci vorranno 135,6 anni prima di festeggiare una vera parità di genere a livello globale. Secondo la più recente classifica che comprende 156 Paesi del mondo, l’Italia è 63esima mentre tra le prime posizioni vediamo Paesi del Nord Europa come Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia insieme anche alla Nuova Zelanda.

La legge del 2021 sulla parità di genere in Italia

In Italia dei piccoli passi in avanti sono stati fatti con la Strategia Nazionale sulla parità di genere 2021-2026 (fortemente voluta dal Ministero per le Pari Opportunità): un documento che si ispira alla Gender Equality Strategy 2020-2025, approvata dal Parlamento dell’Unione Europea il 21 gennaio 2021 per prevedere azioni volte a garantire la partecipazione delle donne in ogni ambito della società, offrendo le stesse opportunità e combattendo ogni forma di discriminazione e violenza di genere. Sarà fondamentale il ricorso al PNRR e le norme contenute nel Family Act per cercare di smuovere le acque e fare in modo che nessuna bambina a 6 anni debba pensare di non essere portata per quello che sogna di fare da grande e che nessuna lavoratrice debba essere mai discriminata sul lavoro perché donna.

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