PSICOLOGIA

Piangere fa bene, ecco perché

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Piangere fa bene, siamo in molti a farne esperienza. Non mancano, infatti, le occasioni in cui siamo tese, preoccupate per qualcosa in particolare o avvertiamo un senso di malinconia, ad esempio se soffriamo la sindrome premestruale, o ancora ci sentiamo oppresse dagli eventi incalzanti e siamo stressate: veniamo colte dal pianto, in solitudine o di fronte a una persona cara, e avvertiamo un senso di sollievo e, in alcuni  casi, anche le idee sembrano schiarirsi.

Al di là delle sensazioni individuali, gli psicologi hanno condotto numerosi studi sul pianto, ad esempio sull’effetto auto-calmante.

Tra l’altro, le lacrime emozionali avrebbero una composizione diversa rispetto agli altri tipi di lacrime, come quelle che produciamo quando qualcosa irrita l’occhio. Secondo gli studi degli anni ’80 del dottor Frey, le lacrime emozionali avrebbero un contenuto più alto di proteine, quindi potrebbero eliminare le sostanze prodotte quando siamo sotto stress.

Se poi ci soffermiamo sugli altri effetti del pianto, cogliamo una funzione sociale: piangere può fare bene nella misura in cui suscita l’empatia dell’altro, ci fa entrare in intima relazione e ci fa mostrare con le nostre fragilità o ci consente di comunicargli una nostra emozione; in questo senso, pensiamo al pianto dei bambini: senza le loro lacrime, non sapremmo che può esserci qualcosa che non va.

D’altra parte, dire che piangere fa bene non significa esprimere una verità assoluta. Il loro effetto, positivo o negativo, infatti, può variare in base alle situazioni e alle persone. Su tale variabilità, si sofferma uno studio degli psicologi Jonathan Rottenberg, Lauren  Bylsma e Vingerhoets che hanno analizzato migliaia di descrizioni di esperienze di pianto. Non tutte riportano un miglioramento dell’umore, anzi molte fanno riferimento a un peggioramento. Alla luce della ricerca, l’effetto catartico del pianto ovvero il sentirsi meglio dopo le lacrime è associato con il supporto da parte degli altri, la risoluzione del problema, una nuova comprensione dell’evento, mentre tale effetto è meno probabile quando si prova vergogna

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