Dopo il quiet quitting e la Great Resignation, arriva un nuovo termine destinato a entrare nel vocabolario del mondo del lavoro: quiet vacationing. Si tratta di una pratica sempre più diffusa tra chi lavora da remoto e decide di trasferirsi temporaneamente in una località di vacanza senza comunicarlo formalmente al datore di lavoro.
Non si tratta di vere ferie, perché il lavoro continua, ma nemmeno di una normale giornata lavorativa, visto che il computer viene acceso sotto l'ombrellone, in montagna o in una casa al mare. Il fenomeno sta attirando l'attenzione perché racconta il rapporto sempre più complesso tra lavoro, libertà e diritto al riposo.
Cos'è il quiet vacationing
Letteralmente significa "vacanza silenziosa". Chi pratica il quiet vacationing continua a partecipare a riunioni, rispondere alle email e completare le proprie attività lavorative, ma lo fa da una destinazione di vacanza senza aver richiesto giorni di ferie.
La possibilità di lavorare da remoto ha reso questa scelta molto più semplice rispetto al passato, soprattutto per chi svolge professioni digitali. Molti dipendenti sperimentano questa pratica, attratti dalla possibilità di cambiare ambiente senza consumare giorni di ferie.
Perché questa tendenza sta crescendo
Dietro il quiet vacationing non c'è soltanto il desiderio di godersi qualche giorno al mare. Gli esperti sottolineano che il fenomeno riflette spesso una difficoltà nel chiedere ferie o la paura di essere percepiti come poco produttivi. In alcuni casi emerge anche una mancanza di fiducia tra lavoratori e aziende, con dipendenti che preferiscono non comunicare i propri spostamenti pur continuando a svolgere regolarmente il proprio lavoro.
Dall'altra parte, molti vedono nella flessibilità del lavoro da remoto un'opportunità per migliorare il benessere personale. Lavorare vicino al mare, in montagna o accanto alla propria famiglia può infatti aumentare la motivazione e rendere le giornate meno stressanti.
I rischi da non sottovalutare
Se da un lato il quiet vacationing sembra offrire maggiore libertà, dall'altro rischia di cancellare il confine tra lavoro e tempo libero. Continuare a controllare email e partecipare a riunioni anche durante una vacanza impedisce infatti di staccare davvero la spina.
Questa abitudine può aumentare il rischio di stress e burnout, rendendo il riposo meno efficace. La vera sfida, quindi, potrebbe non essere trovare nuovi modi per lavorare in vacanza, ma imparare a considerare il riposo come una parte fondamentale della produttività.