PSICOLOGIA

L’intelligenza dei sogni

Nel sogno lo spazio e il tempo perdono il loro abituale valore e cedono il posto a un’infinita libertà espressiva, il sogno si avvicina ad un vero e proprio prodotto creativo.
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Che cosa sono i sogni?

Hai presente la sensazione di quando ti svegli dopo una notte trascorsa sulla scia della fantasia dei tuoi sogni e non sai dire per quanto a lungo hai sognato, ma ti sembra un periodo di tempo lunghissimo? Nel sogno lo spazio e il tempo perdono il loro abituale valore e le leggi della logica cedono il posto a un’infinita libertà espressiva, grazie alla quale il sogno si avvicina ad un vero e proprio prodotto creativo.

Mentre le antiche tradizioni consideravano i sogni come dei messaggi mandati dagli dei, secondo la neurobiologia i sogni sono un modo singolare con il quale il nostro corpo tiene allenato il cervello. La psicologia, in particolare la psicanalisi, vede il valore dei sogni nella loro dimensione simbolica, più che energetica: è per questo che spesso i sogni sono l’espressione di pensieri e sentimenti che durante il giorno evitiamo.

Perché si sogna?

Freud riteneva il sogno come un mezzo attraverso il quale la mente soddisfa in modo metaforico e simbolico un desiderio che la parte conscia ha rimosso. I sogni, dunque, sono l'espressione di desideri rimossi, cioè un modo inconscio per esprimere le nostre pulsioni sessuali e aggressive censurate dalla coscienza, perché ritenute moralmente pericolose. Freud fu il primo a utilizzare l'interpretazione dei sogni come strumento terapeutico. Grazie a questa tecnica, utilizzata a tutt'oggi, sarebbe possibile accedere all'inconscio, al materiale rimosso per poterlo analizzare e rielaborare.

Per Jung i sogni sono l'espressione di un "inconscio collettivo", ossia di quel patrimonio di simboli e d'immagini "archetipiche" (cioè primordiali e appartenenti alla specie) che tutti gli uomini condividono. La loro forza risiede nel loro essere portatori di un sapere profondo, illuminante, capace di trasmettere saggezza ed energia.

Le informazioni inutili

Per capire con facilità da dove nascono i sogni bisogna ricorrere a un paragone un po’ inconsueto: quello tra il cervello e l’uovo. Come l'uovo è composto da tre parti, una interna, una in mezzo e una superficiale, così il cervello produce tre tipi di sogni diversi da tre differenti "postazioni".

I primi sono i sogni del guscio, che hanno origine dalla teca cranica, la parete che protegge il cervello. Si tratta di sogni di scarto, che smaltiscono tutte le informazioni inutili assorbite durante la giornata e che finirebbero per “ingolfare” la mente. Quando ci capita, per esempio, di ripercorrere nel nostro riposo notturno la lite da poco avuta con il partner, ci troviamo a confronto proprio con questo tipo di sogni.

I sogni intensi

I sogni più intensi sono quelli che nascono direttamente nella materia grigia, luogo di rielaborazione del vissuto a un livello più generale e, per questo, chiamati “sogni dell’albume”.

Sono i sogni che ci pongono di fronte ai nodi irrisolti della nostra esistenza o alle decisioni da prendere. Spesso questi sogni ci fanno intuire soluzioni a situazioni personali a cui non avevamo pensato, o gettano una luce nuova sulla nostra esperienza quotidiana. Fanno parte di questa categoria tutti i sogni in cui appaiono i simboli più classici: topi, ragni o serpenti, ascensori e scale, terremoti, mareggiate e incendi, principi azzurri, streghe, fate e vecchi saggi, oppure passeggiate in volo sulla città, piuttosto che "cadute libere" da vertigine. Rientrano in questa categoria anche quelli ricorrenti.

I sogni premonitori

Per ultimi i sogni che nascono dal centro del cervello, i così detti "sogni del tuorlo", quelli in cui il nostro progetto personale è influenzato dall'energia proveniente dalle immagini archetipiche e collettive, come accade ad esempio nei cosiddetti sogni premonitori.

Il caso più comune è quello di sognare una persona lontana di cui, poco dopo, puntualmente riceviamo notizie. Si tratta di sogni attraverso i quali ci affacciamo su una zona arcaica, sulla memoria originaria dell'uomo conservata nel profondo della biologia, su una sorta di "sapere naturale" antico, che ci permette di stabilire analogie e collegamenti del tutto impossibili, ricorrendo alla normale razionalità tipica dello stato di veglia.

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