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Primo Levi: 7 frasi per la Shoah

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Primo Levi è uno scrittore imprescindibile per le frasi per la Shoah. Le sue citazioni celebri, infatti, sicuramente rientrano tra le frasi della giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio.
Primo Levi fu un chimico e si dedicò molto alla scrittura. Nato a Torino nel 1919, fu deportato ad Auschwitz nel 1944. Si tolse la vita nel 1987.


Primo Levi: i libri
Ricordiamo alcune opere dello scrittore:

  • Se questo è un uomo;
  • La tregua;
  • Il sistema periodico;
  • La chiave a stella;
  • Lilìt e altri racconti;
  • I sommersi e i salvati;
  • Se non ora, quando?
  • Ad ora incerta (raccolta di poesie).

 

Primo Levi: 7 frasi per la Shoah
Di seguito, la selezione delle citazioni famose di Primo Levi, per ricordare l’Olocausto:

Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l'esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l'uomo è stato una cosa agli occhi dell'uomo.
Da “Se questo è un uomo”

Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno. E avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
Da “I sommersi e i salvati”

Il bisogno di raccontare agli "altri", di fare gli "altri" partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari.
Da “Se questo è un uomo”

Ci viene chiesto dai giovani, tanto più spesso e tanto più insistentemente quanto più quel tempo si allontana, chi erano, di che stoffa erano fatti, i nostri «aguzzini». Il termine allude ai nostri ex custodi, alle SS, e a mio parere è improprio: fa pensare a individui distorti, nati male, sadici, affetti da un vizio d’origine. Invece erano fatti della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti, mediamente malvagi: salvo eccezioni, non erano mostri, avevano il nostro viso, ma erano stati educati male. Erano, in massima parte, gregari e funzionari rozzi e diligenti: alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista, molti indifferenti, o paurosi di punizioni, o desiderosi di fare carriera, o troppo obbedienti. Tutti avevano subito la terrificante diseducazione fornita ed imposta dalla scuola quale era stata voluta da Hitler e dai suoi collaboratori, e completata poi dal Drill delle SS.
Da “I sommersi e i salvati”

A quel tempo, non mi era stata ancora insegnata la dottrina che dovevo più tardi rapidamente imparare in Lager, e secondo la quale primo ufficio dell'uomo è perseguire i propri scopi con mezzi idonei, e che sbaglia paga (...)
Da “Se questo è un uomo”

(…) non è strano che molti, anche innocenti, provino vergogna davanti ai fatti, e preferiscano il silenzio. Ma il silenzio è un errore, quasi un delitto, in questo caso: lo stesso (inaspettato) successo della mostra lo conferma. Si ha fame di verità, nonostante tutto: dunque, la verità non si deve nascondere
Da "La Stampa" (1959)

(...) La libertà, l'improbabile, impossibile libertà, così lontana da Auschwitz che solo nei sogni osavamo sperare era giunta, ma non ci aveva portati alla Terra Promessa. Era intorno a noi, ma sotto forma di una spietata pianura deserta. Ci aspettavano altre prove, altre fatiche, altre fami, altri geli, altre paure.
Da “La tregua”

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