Ci sono temi che rischiano di diventare così familiari da perdere la loro urgenza. La parità retributiva è uno di questi. Se ne parla da anni, eppure il divario salariale tra uomini e donne continua a esistere in molte parti del mondo. Per questo la Giornata internazionale della parità retributiva non è soltanto una ricorrenza sul calendario: è un momento per fermarsi a riflettere sul valore che attribuiamo al lavoro e sulle opportunità che offriamo alle persone.
Cos'è la parità retributiva?
Parlare di parità retributiva non significa semplicemente dire che due persone devono avere lo stesso stipendio quando svolgono esattamente lo stesso lavoro. Il principio è più ampio: riguarda la parità di remunerazione per lavori di pari valore, anche quando le mansioni sono differenti.
Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), la remunerazione comprende non soltanto la paga o lo stipendio di base, ma anche altre forme di compenso, benefici e componenti economiche legate al rapporto di lavoro. Per stabilire se due lavori hanno un valore comparabile possono essere considerati diversi elementi, tra cui:
- competenze e qualifiche richieste;
- responsabilità;
- impegno e livello di autonomia;
- condizioni di lavoro;
- complessità delle mansioni;
- esperienza necessaria per svolgere il ruolo.
Questo aspetto è importante perché alcune professioni o settori tradizionalmente caratterizzati da una forte presenza femminile possono essere meno valorizzati economicamente. L'ILO evidenzia proprio il rischio che il lavoro prevalentemente svolto dalle donne venga sottovalutato rispetto ad attività considerate equivalenti.

Perché è nata la Giornata internazionale della parità retributiva?
La Giornata internazionale della parità retributiva è stata istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l'attenzione su una questione che riguarda contemporaneamente diritti, lavoro e uguaglianza.
La prima celebrazione si è svolta nel 2020. La scelta del 18 settembre è diventata quindi un appuntamento annuale per sensibilizzare istituzioni, aziende, lavoratori e opinione pubblica sulla necessità di ridurre il divario retributivo di genere.
Alla base della ricorrenza c'è anche un principio internazionale molto più antico. Nel 1951 l'ILO ha adottato la Convenzione n. 100 sulla parità di remunerazione, che stabilisce il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per un lavoro di pari valore.
La giornata, quindi, non nasce per introdurre un'idea nuova, ma per ricordare che un principio riconosciuto a livello internazionale deve trovare applicazione concreta nel mondo del lavoro.

Perché il gender pay gap riguarda tutti noi?
Quando si parla di differenze salariali si rischia di immaginare una questione astratta, fatta soltanto di percentuali e statistiche. In realtà, il reddito determina una parte importante della nostra autonomia. Uno stipendio più basso può significare, nel corso degli anni:
- minore capacità di risparmiare;
- minori possibilità di investimento;
- pensioni future più basse;
- maggiore difficoltà nell'affrontare periodi di disoccupazione;
- maggiore dipendenza economica dal partner o dalla famiglia;
- minori possibilità di scegliere liberamente come organizzare la propria vita.
La questione diventa ancora più evidente quando si considera il lungo periodo. Una differenza apparentemente piccola nella retribuzione mensile può trasformarsi, nell'arco di una carriera, in una distanza economica significativa.
Ecco perché parlare di parità retributiva significa parlare anche di autonomia, sicurezza e libertà personale. La riduzione del divario retributivo richiede interventi su più livelli. L'ILO indica tra le possibili azioni la maggiore trasparenza sulle retribuzioni, il contrasto alle discriminazioni, l'accesso delle donne ai ruoli decisionali e politiche capaci di favorire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
La Giornata internazionale della parità retributiva serve soprattutto a non considerare la questione del gender pay gap risolta. Per questo il 18 settembre può essere un'occasione per guardare oltre la singola busta paga. La parità retributiva riguarda il riconoscimento del lavoro, ma anche la possibilità di costruire un futuro con maggiore autonomia economica.