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Regioni e piatti tipici: la Lombardia in tavola

Non solo polenta e bollito, la cucina lombarda regala prelibatezze anche tra i primi e gli antipasti. Segui con noi le tappe 17 e 18 del Giro d'Italia e scopri gli angoli meno conosciuti della Lombardia tramite le sue specialità gastronomiche.
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Il 25 maggio il Giro d'Italia entrerà in Lombardia e farà tappa a Cassano D'Adda per ripartire poi l'indomani da Muggiò alla volta di Pinerolo, in Piemonte. 

Se la diciassettesima è una tappa mossa nella prima parte e totalmente piatta nella seconda, la diciottesima -dopo i primi 170 km pianeggianti- ha un finale davvero difficile. Bio Presto è sponsor ufficiale della Corsa Rosa: segui con noi la carovana del Giro! Ti aspettiamo ai Villaggi di Arrivo e Partenza con tantissime iniziative e potrai così scoprire i tesori nascosti delle località italiane meno conosciute.

Le tradizioni gastronomiche della Lombardia non sono così famose, rispetto ad altre regioni d’Italia, tuttavia serbano golose sorprese.  

Si tratta solo di conoscere qualche dettaglio in più. Tra monti, laghi, pianura e fiumi, gli ingredienti all’origine della tradizione in cucina si differenziano di provincia in provincia e di città in città, accontentando tutti i palati: ci sono Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Brescia, Bergamo e ancora il brianzolo, il comasco e il varesotto

Nel condimento, prevalgono il burro e il lardo sull’olio, alla pasta si preferisce il riso, esistono molte tipologie di formaggio e stufati che fanno venire l’acquolina in bocca appena cominciano a riempire la casa del loro profumo. 

Tra gli antipasti più noti della Valtellina ci sono gli sciatt, piccole frittelle rotonde di grano saraceno croccanti all’esterno e con un cuore di formaggio fuso. Sono come le ciliegie, uno tira l’altro. Alla stessa zona appartengono anche i chiscioi, delle frittelle piatte, sempre di grano saraceno, che vengono servite con formaggio filante e cicorino tagliato fine.

Tra i primi, a farla da padrone ci sono risotti, paste ripiene e pizzoccheri. Questi ultimi esistono in due varianti: quelli tradizionali, di grano saraceno e a forma di tagliatelle troncate, e quelli bianchi della Valchiavenna, simili a piccoli gnocchi. 

Nel pavese si usa il risotto con le rane: era anche una ricetta che si presentava al pranzo di nozze. Oggi la tradizione dice che si debba mangiare nei mesi che contengono la consonante “r”: febbraio, marzo, aprile, settembre, ottobre, novembre e dicembre. 

Tutti conoscono i tortelli alla zucca mantovani, mentre sono quasi sconosciuti i casoncelli, piccoli ravioli agrodolci con un ripieno fatto di salsiccia, arrosto, pere e uvetta, serviti in brodo oppure con burro, formaggio e piccole listarelle di pancetta. Un detto bresciano, per far intuire la loro bontà, recitava “una zuppiera di casoncelli fa tremare la trave maestra del tetto”.  

Gli amanti della carne si sentiranno a loro agio tra bollito (accompagnato dalla mostarda) e cassoeula, mentre chi ama il pesce potrà assaggiare pesce persico, anguilla e trota fritti nelle osterie di vecchio stampo lungo il Po. 

Come dessert, oltre al più famoso panettone, potreste provare l’amor polenta, versione dolce del companatico lombardo per eccellenza, o il curnat, una frittella di farina bianca da servire con marmellata tipica della Valtellina.

Scommettiamo che la prossima volta che ti troverai a Milano per lavoro, cercherai di rimanere qualche giorno in più per approfondire il patrimonio enogastronomico della Lombardia, magari puoi farti raggiungere dalla tua famiglia!

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