SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI

Il gatto non mangia e vomita: cosa fare

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I proprietari di gatti lo sanno, tenere monitorate le abitudini del proprio amico a quattro zampe è il modo migliore per capire se è in salute. Ogni felino, da quelli della savana agli esemplari domestici, hanno una natura da cacciatori, il che li porta a non mostrare i propri segni di défaillance, nascondendo in modo mirabile i propri malesseri.

Ma un umano attento, per fortuna, può facilmente capire se qualcosa non va, dando un occhio a repentini cambi di abitudine del proprio pet, come a sintomi che fanno trasparire disturbi. Il vomito nel gatto, ad esempio, è un problema che si verifica per molte cause, alcune fisiologiche, come l’accumulo di pelo nello stomaco, altre più gravi.

Un gatto che non mangia e vomita è un segnale che va tenuto sotto controllo, specie se questo stato di cose perdura per più di 24 ore. La disidratazione derivata dal vomito, ma anche il digiuno prolungato che può alterare le funzioni del fegato, sono infatti due conseguenze che devono mettere in allarme.

Le cause di questa condizione possono essere diverse, dalla presenza di corpi estranei che bloccano il tratto digestivo, fino alla gastrite e alle parassitosi. Ma anche la pancreatite può causare inappetenza e vomito, così come alcune forme neoplastiche e l’insufficienza renale, che possono essere accompagnate da altri sintomi anche nelle prime fasi di malattia.

A noi proprietari sta l’osservazione del piccolo felino per capire come si evolve la situazione, ma soprattutto per saper dare le giuste indicazioni al veterinario. Se Fuffy non si riprende nel giro di un giorno o se va peggiorando, magari vomitando anche sangue, è essenziale portarlo velocemente a visita.

Il veterinario potrà effettuare palpazione ed esami strumentali per determinare la causa scatenante del problema e agire per far tornare la situazione tranquilla. Di certo, in caso di presenza di patologie gravi, il trattamento sarà mirato a rendere al nostro amico la vita più semplice, riducendo le fonti di disagio per quanto è possibile.

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