GRAVIDANZA

Se il ferro scarseggia

Scoprirsi un po' anemiche durante i nove mesi è molto comune e non comporta pericoli per il feto. Ma se i livelli di emoglobina nel sangue scendono sotto una certa soglia, occorre adottare una dieta ricca di ferro o assumerlo in pastiglie.
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La crescita del nascituro, soprattutto nel secondo e terzo trimestre richiede grandi quantità di ferro. E' abbastanza frequente che l'organismo materno si trovi impoverito di questo minerale, soprattutto se le sue riserve erano già carenti.

Stanchezza, fiato corto, irritabilità, sono sintomi che in gravidanza possono segnalare un problema di anemia. Nella maggior parte dei casi si tratta di un problema lieve che può essere risolto facilmente adottando una alimentazione più ricca di ferro.

Solo nei casi più preoccupanti è necessario integrare l'alimentazione con un'opportuna supplementazione. Nel caso della vera e propria anemia è opportuno eseguire un esame della ferritina, che misura la consistenza delle riserve naturali di ferro immagazzinate nell'organismo.

Quando si verifica una carenza di ferro è soprattutto la futura mamma a subirne gli effetti, perché il nascituro attinge direttamente dalle riserve della madre. Ecco quindi che quando la dieta si rivela insufficiente è necessario far ricorso a integratori alimentari di ferro.

(Fonte, Donna&mamma)

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