PSICOLOGIA

“Cambio vita!” Storie e motivi di chi decide di svoltare

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Su Google basta digitare poche parole perché ti si apra un mondo di prati verdi oltre i grattacieli e la vita in città. La chiave di accesso? “Escape the city”, ovvero “Scappa dalla città”. Se hai deciso di mollare il tuo lavoro e partire alla ricerca di una vita diversa, magari insieme alla famiglia che hai costruito, questa filosofia può fare al caso tuo! 

Dominic Jackman, un imprenditore americano, su questo desiderio espresso in poche parole ha costruito un sito, Escape the city appunto, che in poco tempo ha riscosso un successo globale. La piattaforma, costruita insieme al socio in affari Rob Symington, pubblica nuove offerte di lavoro distribuite in tutto il mondo e offre consulenza per chi ha voglia di un cambiamento radicale

Le loro ricerche, avvalorate dalle storie sempre più numerose che ci capita spesso di ascoltare, confermano che sono in molti a nutrire questo sogno. Secondo un sondaggio condotto dall’equipe di Escape the city, solo il 30% dei giovani professionisti trova soddisfacente la propria posizione, mentre il 57% è alla ricerca di qualcosa di diverso.

Ti sei mai chiesta quali sono i motivi per cui le persone lasciano posizioni, magari anche di prestigio, raggiunte con enormi sforzi?

Abbiamo provato a raccogliere qualche esperienza per comprendere quali sono le cause scatenanti. Molto spesso accade che le persone nutrano quel desiderio per molto tempo e poi arrivi la spinta definitiva.

1. La voglia di godersi ogni giorno della vita come fosse un dono

Matthew Trinetti, un giornalista americano, nel 2012 ha comprato un biglietto di sola andata per l’Islanda. Da allora non si è più fermato e ha costruito un sito per raccontare la sua esperienza, i suoi viaggi e i suoi progetti professionali. Vive di storie, libri, incontri. “Come molte persone che superano i 25 anni e finiscono l’università, ho raggiunto un momento nella mia vita e nella mia carriera in cui mi sono chiesto “È questo l’inizio della vita che voglio costruirmi?”. Mi sono guardato indietro e ho capito che quello non era esattamente quello che chiedevo al mio tempo. Non volevo essere un protagonista passivo, volevo scegliere. Ho capito che per vivere l’esistenza che volevo, dovevo agire per averla”. Questa, però, non è stata la sola riflessione. La scomparsa del suo amico Shannon gli ha dato la spinta definitiva, perché il tempo a disposizione non è mai garantito e ogni giorno è un dono

2. La voglia di costruirsi un patrimonio di esperienze

Matteo Baraldo aveva 29 anni quando ha deciso di lasciare il suo contratto a tempo indeterminato e cominciare a viaggiare attraverso il Sudamerica. Lo racconta lui stesso: “A quasi 30 anni mi ritrovavo a vivere una vita monotona, sempre uguale, dove il sistema si era impadronito di me, senza che me ne rendessi conto. Ho voluto semplicemente fare un investimento sulla mia vita facendo esperienze che deviano dal solito viaggio, portando a casa un bagaglio culturale e spirituale fuori dal comune”. Durante il suo tragitto, ha lavorato per un’associazione italiana che si occupa dei poveri, ha fatto volontariato di tutti i tipi e si è guadagnato da vivere come contadino nelle fattorie. 

3. La voglia di non farsi triturare da un sistema di vita decodificato 

Adolfo Biolè si è trasferito a Pian della Castagna (Bosio, Alessandria) qualche anno fa e lì, nella terra di sua madre, ha creato un agriturismo in cui il benessere per lo spirito, che lui stesso ha cercato per molto tempo, è uno degli obiettivi principali. Dopo una vita trascorsa tra le pratiche da avvocato, ha deciso di recuperare qualcosa che gli mancava e ribellarsi a un sistema in cui si è intrappolati e che rischia di triturare le persone. La sua è stata “una scelta fatta di cose semplici, di sentimenti, di natura, di animali, lontano dal frastuono e vicino al silenzio”. La svolta è arrivata con il Cammino di Santiago di Compostela nel 2006: “Ho capito che dovevo cambiar vita. Ottocento chilometri che mi hanno fatto comprendere che dovevo liberarmi dal superfluo, dai tanti fardelli che mi portavo addosso. Quante cose inutili appesantivano la mia vita.

4. La voglia di scappare dalla città

Hanno poco più di 30 anni Maurizio Carucci e Martina Panarese e da 4 anni hanno lasciato Genova per comprare e ristrutturare due rustici abbandonati nelle campagne. Qui è stata inaugurata la loro micro-azienda agricola che ogni giorno richiede il loro operato tra ortaggi, asini, vigne. Avevano una vita diversa, lui era un musicista e lei una grafica, con il pc sempre tra le mani. A un certo punto il bisogno di cambiare ha determinato la loro nuova rotta in armonia con la natura e con uno stile di vita sostenibile.

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