Capita a volte di affrontare giornate in cui il lavoro sembra non finire mai. Una riunione si trascina, le email continuano ad arrivare, le cose da fare si accumulano e, quando finalmente chiudiamo il computer, abbiamo ancora la sensazione di essere in ritardo su qualcosa. All'inizio può sembrare soltanto un periodo particolarmente intenso, poi, quasi senza accorgercene, quella sensazione diventa la normalità. Lo stress da lavoro non si manifesta sempre con un crollo improvviso. A volte arriva in punta di piedi: come capire se stiamo semplicemente attraversando una fase impegnativa oppure se stiamo chiedendo troppo a noi stesse
Stress da lavoro: i segnali che stai facendo troppo
Non esiste una reazione uguale per tutte quando si sta attraversando un periodo di stress al lavoro. C'è chi diventa irritabile, chi si chiude in se stesso e chi continua a lavorare ancora più velocemente, quasi nel tentativo di recuperare un controllo che sente di perdere.
Ci sono, però, alcuni campanelli d'allarme a cui prestare attenzione.
- Ci svegliamo già pensando alle cose da fare: anche se la giornata non è ancora iniziata, nella nostra testa è già tutto iniziato.
- Non riusciamo a staccare dal lavoro: il tempo libero esiste sulla carta, ma mentalmente siamo ancora in ufficio.
- Siamo diventati più irritabili: se pensiamo di essere meno tolleranti, in realtà potremmo aver esaurito le risorse emotive a causa del lavoro.
- Dormiamo male o ci svegliamo stanchi: lo stress può interferire con la qualità del sonno, creando un circolo difficile da interrompere.
- Abbiamo difficoltà a concentrarci: quando la mente è sovraccarica, anche le operazioni più semplici possono diventare faticose.
- Ci sentiamo in colpa quando riposiamo: viviamo con la sensazione di non meritarci una pausa finché non abbiamo terminato tutto.
- Mal di testa ricorrenti, tensioni muscolari, disturbi gastrointestinali e stanchezza persistente possono accompagnare periodi di forte stress.
- Abbiamo perso entusiasmo per quello che facciamo: quando la motivazione lascia spazio a una sensazione costante di svuotamento, vale la pena fermarsi.
- Trascuriamo la vita privata: il lavoro finisce per occupare anche gli spazi che dovrebbero appartenere soltanto a noi stessi.
- Abbiamo la sensazione di non essere mai abbastanza: anche quando raggiungiamo un risultato, pensiamo che avremmo potuto fare di più.
Perché non dovremmo sottovalutare questi segnali
Quando lo stress diventa cronico, può compromettere il benessere psicofisico e incidere sulla qualità della vita. Una condizione da conoscere è il burnout, riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come fenomeno occupazionale derivante da stress cronico sul lavoro non gestito con successo.
Il burnout si caratterizza per tre dimensioni principali:
- Esaurimento delle energie: ci si sente svuotati, fisicamente e mentalmente.
- Distanza mentale dal proprio lavoro: possono comparire negativismo, cinismo e distacco rispetto alle proprie attività.
- Ridotta efficacia professionale: si ha la sensazione di non riuscire più a svolgere bene il proprio lavoro.
Non si tratta di una semplice settimana faticosa. Se questi vissuti diventano persistenti, è opportuno chiedere aiuto a un professionista della salute.
Cosa fare quando il lavoro occupa troppo spazio
Da una prospettiva molto concreta, il primo cambiamento da fare è smettere di considerare la stanchezza una prova di quanto siamo bravi. Essere sempre disponibili, rispondere immediatamente e riuscire a fare tutto non sono necessariamente sinonimi di professionalità.
La Redazione Lavoro di DonnaD ha raccolto alcune strategie semplici da sperimentare nella quotidianità.
- Impariamo a distinguere le urgenze dalle priorità.
- Stabiliamo un orario di chiusura.
- Inseriamo pause vere nella giornata.
- Impariamo a chiedere aiuto e a delegare.
- Proteggiamo uno spazio che sia soltanto nostro.
Se la stanchezza non passa nemmeno durante il fine settimana, se l'ansia condiziona il sonno o se senti di non riuscire più a gestire le normali attività quotidiane, non dobbiamo aspettare di arrivare al limite.
Il medico di famiglia può essere il primo riferimento per valutare i sintomi ed escludere altre cause. Anche il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta può aiutare a comprendere cosa sta succedendo e a individuare strategie per affrontare la situazione.