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Inverno di Ungaretti e altre 5 poesie per il solstizio del 21 dicembre

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“Inverno” di Giuseppe Ungaretti è una delle poesie da leggere per il solstizio che apre la stagione invernale, con riferimento anche a quello che sentiamo nell’intimo. Per il 21 dicembre o per il 22, per la data in cui cade il solstizio d’inverno, possiamo leggere questa e altre poesie, in base alle emozioni che suscita l’inizio del periodo.

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Inverno di Ungaretti e altre 5 poesie per il solstizio del 21 dicembre
Ecco la selezione delle poesie ispirate all’inverno, comprendono i versi dei poeti famosi e filastrocche in rima per i bambini.


Inverno di Giuseppe Ungaretti
Come un seme anche la mia anima ha bisogno del
dissodamento nascosto di questa stagione.


Sulla neve di Gianni Rodari
D’inverno, quando cade
la neve e imbianca il prato
e nasconde le strade
sotto il manto gelato,
ai bimbi, avventurieri
dal cuor senza paura,
non servono sentieri
per tentare l’avventura:
marciano arditi dove
la nevicata è intatta,
aprendo strade nuove
nel deserto d’ovatta.
Ma l’orme dei piedini
la neve serberà
per guidare i bambini
a casa, quando mamma chiamerà…


Inverno di Umberto Saba
È notte, inverno rovinoso.
Un poco sollevi le tendine, e guardi.
Vibrano i tuoi capelli, selvaggi,
la gioia ti dilata improvvisa l’occhio nero;
che quello che hai veduto
– era un’immagine della fine del mondo –
ti conforta l’intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.


Albero secco di Corinne Albaut
In uno splendore di fuoco,
rosse, gialle, bruciacchiate
le foglie se ne sono andate.

L’albero ora tende
le braccia nodose e nere
verso un cielo grigio e greve .

L’inverno è arrivato.

 

Giardino d’inverno di Pablo Neruda
Giunge l'inverno. Splendido dettato
mi dan le foglie lente
vestite di giallo e di silenzio.

Sono un libro di neve,
una mano spaziosa, una prateria,
un circolo che attende,
appartengo alla terra e al suo inverno.

Crebbe il rumor del mondo nel fogliame,
arse poi il frumento costellato
di fiori rossi come scottature,
quindi venne l'autunno a stabilire
la scrittura del vino:
tutto passò, fu cielo passeggero
la coppa dell'estate,
e si spense la nube navigante.

Ho atteso sul balcone così funebre,
come ieri con l'edera della mia infanzia,
che la terra distendesse
le sue ali sul mio amore disabitato.

Ho saputo che la rosa sarebbe caduta
e che il nocciolo della pesca transitoria
sarebbe tornato a dormire e a germinare:
mi sono inebriato con la coppa dell'aria
fino a che tutto il mare divenne notturno
e il rosso delle nubi fu cenere.

La terra vive ora
tranquillizzando il suo interrogatorio,
distesa la pelle del suo silenzio.
Io torno a essere ora
il taciturno che venne da lontano
avvolto di pioggia fredda e di campane:
debbo alla morte pura della terra
la volontà delle mie germinazioni.


Ecco l’inverno di D.Fontana
Freddoloso, imbacuccato
ecco l’inverno che è arrivato.
Sulle spalle egli ha un saccone
Che ci porti, buon vecchione?
Porti feste? Allegria?
Una lieta compagnia?”
Della stanza nel tepore
ben di cuore
vorrei darti il benvenuto;
ma se penso ai poveretti
il mio labbro resta muto.
Folleggianti in danza lieve
son nell’aria tanti fiocchi;
quanti fiocchi! Quanta neve!
Questo bianco abbaglia gli occhi
lietamente non si lagna
la campagna
chè il buon chicco, chicco d’oro,
che racchiude il gran tesoro
sottoterra è riparato
e lì giace addormentato.
Dorme e sogna.
“Oh, verrà la stagion buona
verso il cielo
drizzerò il mio verde stelo
e poi, grato,
verso quei che han lavorato
pel domani
darò tanti biondi pani.

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