Prima dei cartoni animati del pomeriggio, prima delle sigle cantate a memoria e prima delle battaglie tra He-Man e Skeletor che hanno segnato un’intera generazione, Masters of the Universe nasce su carta. Non grandi albi da edicola, ma piccoli libretti infilati direttamente nelle confezioni dei giocattoli.
I minicomics degli anni ’80 non rappresentano un semplice accessorio, ma il vero punto di partenza dell’universo narrativo di He-Man. Capire da dove arrivano significa anche capire perché questa saga continua ancora oggi a esercitare fascino.
E' in arrivo, infatti, il prossimo giugno 2026, un nuovo film in live-action sull'eroe con il taglio a caschetto intitolato Masters of the Universe.
Un brand prima della storia
All’inizio degli anni ’80 Mattel ha un problema chiaro, entrare nel mercato delle action figure dominato da Star Wars. La risposta non passa subito da una serie animata, ma da una linea di giocattoli costruita attorno a un’estetica forte e riconoscibile. Corpi muscolari, armi futuristiche, ambientazioni ibride tra fantasy e fantascienza. La storia, in questa fase, non guida il progetto. Serve piuttosto un contesto minimo che renda quei personaggi più interessanti sugli scaffali. È qui che entrano in gioco i minicomics.
I minicomics
I primi minicomics di Masters of the Universe compaiono nel 1982, inseriti direttamente nelle confezioni delle action figure. Non si comprano a parte, non si collezionano in edicola. Si leggono sul pavimento, con il castello di Grayskull aperto accanto. Queste storie raccontano un mondo molto diverso da quello che diventerà famoso in TV. He-Man non è sempre il Principe Adam, Skeletor appare come un demone proveniente da un’altra dimensione, Eternia sembra più selvaggia e meno definita. Il tono risulta più cupo, a tratti spigoloso, con combattimenti e motivazioni meno semplificate. Chi ha avuto quei minicomics tra le mani ricorda una sensazione precisa: non spiegavano tutto. Lasciavano spazio all’immaginazione, spingevano a inventare il resto durante il gioco.
Una narrazione pensata per il gioco
I minicomics non cercano coerenza assoluta. Cambiano dettagli, riscrivono origini, modificano rapporti tra i personaggi. Questo approccio non nasce da disattenzione, ma da una scelta precisa, ogni nuova uscita deve alimentare il gioco, non bloccarlo dentro una mitologia rigida. Ogni bambino costruisce la propria versione di Eternia. I libretti offrono spunti, non regole definitive. È una forma di storytelling molto diversa da quella attuale, più vicina all’esperienza che alla continuità.
Il passaggio al cartone animato
Quando arriva la serie animata, dal 1983, tutto cambia. Servono personaggi più riconoscibili, una struttura morale chiara, episodi autoconclusivi. Nascono il Principe Adam, Cringer, Orko. Il mondo si fa più luminoso, i conflitti più leggibili. Molti elementi dei minicomics spariscono o vengono riscritti. Eppure restano lì, come una sorta di “versione alternativa” che negli anni ha continuato a incuriosire fan e collezionisti. Ancora oggi quei libretti vengono ristampati, analizzati, discussi.
Perché se ne parla ancora
I minicomics rappresentano un esempio raro di narrazione nata dal gioco fisico, non dal contrario. Non esistevano per essere adattati, ma per accompagnare un’esperienza concreta. È anche per questo che Masters of the Universe ha resistito a reboot, reinterpretazioni e nostalgie. Le sue fondamenta non stanno in una sola versione ufficiale.
He-Man nasce senza una storia unica, ma con molte possibilità. Ed è proprio questa ambiguità iniziale ad avere reso Eternia un luogo così fertile per l’immaginazione collettiva.