2019/01/18 18:05:5226197

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Lo stile al Festival di Sanremo

LEGGI IN 3'

Eddy Anselmi, giornalista ma soprattutto storico del Festival di Sanremo. 

Suo l’Almanacco Panini, vera e propria bibbia interamente dedicata alla più importante manifestazione canora italiana. Sul Festival difficilissimo coglierlo impreparato. Può sciorinare statistiche, numeri, autori, nomi di migliaia di cantanti, anche quelli dimenticati, con disinvoltura. Eddy custodisce ovviamente anche aneddoti a profusione sulla moda passata nella città dei fiori in queste 65 edizioni di musica e costume.

Eddy, quanto conta lo stile al Festival di Sanremo?

Il Festival è una passerella vista da tutti che serve ai cantanti quanto agli stilisti ma alla fine sono pochi i look che sono diventati iconici.

Quali per esempio?

La pancia della Bertè nel 1986 e l’abito da giapponese di Patty Pravo del 1984 poi la Oxa: con l’ombelico in vista nell’85 e con il tanga fuori dai pantaloni nel ’99. Quest’ultima con le sue scelte ha sicuramente fatto la storia dello stile al Festival.

Quando divenne importante la moda al Festival di Sanremo?

Fu opera di Achille Cajafa nel 1958. L’allora patron fece un contratto con le Sorelle Fontana che fece infuriare le cantanti dell’epoca perché avevano tutte accordi con le loro sartine. Negli anni ’60 si cominciarono a fare le paginate sugli abiti delle cantanti: Milva, Iva Zanicchi, la Vanoni, Orietta Berti e Caterina Caselli, che deve la sua fortuna nell’immaginario al parrucchiere Cele Vergottini che la trasformò nel celebre “casco d’oro”. Nel 1963 si parlò per la prima volta di moda maschile: fece scalpore Tony Renis vestito da tirolese, ma non sul palco! Gli uomini erano infatti obbligati ad indossare l’abito da sera quindi potevano osare solo fuori.

E poi?

Si ricorda poco degli anni ’70 mentre negli anni ’80 lo stile diventa centrale tanto che si parla anche delle mise delle presentatrici. Il look di Eros Ramazzotti nel 1984 fu costruito a tavolino: il ragazzo riccio di periferia fu adattato alla moda d’epoca diventando una specie di Matt Dillon. Negli ultimi 25 anni però la kermesse diventa una grande marmellata in cui per emergere bisogna inventarsi qualcosa.

Chi ti viene in mente?

Penso ad Arisa nel 2009 che fece il botto anche grazie al suo look, a Nina Zilli che ha indossato abiti di Vivienne Westwood o al Ferragamo di Mengoni ma non parliamo più di icone. Poi c’è la farfallina di Belen e la relativa mutanda…

Chi sono state per te le più eleganti?

A me piacque l’Alice di “Per Elisa” con quei capelli scalati e un fascino che adesso sembrerebbe uscito da servizio di moda. Ma se devo fare un nome penso a Nilla Pizzi. Così giocherellona e trasformista la definirei punk. È stata sottovalutata per via del suo modo di cantare molto tradizionale.

E quest’anno?

Arisa nel ruolo di conduttrice non lascerà nulla al caso e Emma, con lei sul palco ad affiancare Carlo Conti, avrà il coraggio di giocare anche grazie al suo stylist Nick Cerioni. Tra le cantanti in gara sono certo non deluderà Nina Zilli: è sempre bello vederla in scena.

Chi è l’autrice?

Giorgia Olivieri nasce qualche anno fa in una ridente cittadina sul mare Adriatico per trasferirsi ad un certo punto a Bologna dove ha già passato quasi metà della propria esistenza. Giornalista con la vocazione a regalare attimi di distrazione al lettore con curiosità, racconti, sguardi diversi perché non si possono leggere solo brutte notizie. Odia Twitter ma ha cominciato a giocare col Medium dove le piacerebbe scrivere di quello che vede, come se fosse seduta al bancone di un bar.

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