CURARE LE PIANTE

Come fare rifiorire un'orchidea

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Fra tutte le piante da appartamento, le orchidee sono sicuramente le più apprezzate. Eleganti e raffinate, si adattano a qualsiasi stile di arredamento esaltandone la classe e la personalità. Il loro portamento è slanciato, il fogliame verde intenso e i fiori di indiscussa bellezza.

Le specie sono molteplici ma quella più conosciuta, soprattutto perché più facile da coltivare, è sicuramente la Phalenopsis. Ecco, allora, tutto quello che devi sapere su come far rifiorire un’orchidea.
Per prima cosa, quando l’acquisti assicurati che il fogliame sia integro, di un bel verde intenso e le radici si presentino sane e robuste. L’orchidea è una pianta tropicale e come tale ha bisogno di umidità, di luce ma non di sole diretto, e di un substrato formato da corteccia e torba miscelato a palline di polistirolo che ne garantiranno il drenaggio.

Saranno così scongiurati dannosissimi ristagni d’acqua. L’errore più comune che si fa con le orchidee è quello di ritenerle bisognose di innaffiature frequenti; invece, pur essendo una pianta tropicale, teme fortemente l’acqua stagnante. I metodi per assicurare la giusta quantità di umidità sono sostanzialmente due: l’immersione e la nebulizzazione fogliare con apposito nebulizzatore.

Per l’immersione devi assicurarti che il vaso abbia dei fori sul fondo. Lascia la pianta con il vaso immerso per circa mezz’ora in acqua a temperatura ambiente, poi mettila a drenare in un catino e riposizionala nel suo posto abituale. Questa operazione è da ripetere ogni dieci giorni circa, anticipando o posticipando di uno o due giorni, a seconda se il substrato si presenta rispettivamente troppo asciutto o ancora umido.

Questo lo potrai verificare inserendo un dito in profondità nel substrato, facendo attenzione a non danneggiare le radici.

Anche l’innaffiatura per nebulizzazione va effettuata con la stessa cadenza, senza esagerare con la quantità d’acqua. Fra i due sistemi è comunque da preferire il primo, in quanto in questo caso è la pianta stessa che decide quanta acqua assorbire con le proprie radici.  

Se la tua pianta appare comunque un po’ debole, un altro consiglio utile su come fare rifiorire un’orchidea, è quello del rinvaso. È possibile infatti che il vaso sia piccolo e il substrato non più sufficiente al suo corretto nutrimento; a questo punto è meglio cambiare il vaso, preferibilmente a fine primavera inizio estate. Prima di rinvasare bagna bene il substrato.

Nel rinvasare fai attenzione a non danneggiare le radici e preferisci i vasi trasparenti, le orchidee sono piante epifite (vale a dire che allo stato naturale vivono sugli alberi) e quindi anche le radici hanno bisogno di luce. Usa un vaso poco più grande del precedente, basta una sola misura in più. 

Durante l’operazione di rinvaso elimina quelle radici che si presentano annerite, secche o marce, effettuando dei tagli con lame affilate e sterilizzate con alcool; ripuliscile di tutto il materiale che gli è rimasto eventualmente attaccato, e immergile nel substrato del nuovo vaso in cui potrai mettere un pizzico di carbone che ha una funzione disinfettante. Non innaffiare subito con la tecnica dell’immersione, aspetta una decina di giorni per dare il tempo alle radici, eventualmente danneggiate, di cicatrizzare.

In questo periodo inumidisci la pianta nebulizzando le foglie. Per quanto riguarda la concimazione esistono in commercio due tipi di concime per orchidee, quello per concimazione radicale e quello per nebulizzazione, entrambe idrosolubili. La concimazione radicale può avvenire sia per immersione che per irrigazione del substrato. La dose di concime è di 1 g per litro d’acqua.
In autunno le orchidee si predispongono alla fioritura ed è in questo periodo che avranno bisogno di un concime più ricco di Fosforo (P) che favorisce la formazione dei fiori e meno di Azoto (N) che favorisce la produzione di foglie e di una concentrazione media di Potassio (K) che invece irrobustisce l’apparato radicale. Quindi, in questo periodo si dovrà usare un concime con Fosforo potenziato ovvero nella sigla convenzionale NPK (Azoto, Fosforo, Potassio) le concentrazioni dovranno essere 10-30-20 cioè 10% Azoto, 30%Fosforo, 20% Potassio.

Alla ripresa vegetativa, quando la pianta riprenderà a produrre le foglie sarà meglio usare un concime più ricco di Azoto e quindi con concentrazione 30-10-10.
Alterna due o tre irrigazioni semplici ad una con concime e goditi la fioritura di queste stupende piante che, a fronte di pochissime cure, sono per tutto l’anno una gioia per gli occhi e con i loro fantastici colori rallegrano le nostre giornate.


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