DIVENTARE MAMMA

I tempi dell'adozione

LEGGI IN 3'

L'iter burocratico

Per molte coppie l’adozione è una grande gioia, mentre per molte alte essa è semplicemente un sogno che si avvera sempre e comunque dopo un iter burocratico molto lungo, specialmente in Italia dove la normativa di riferimento è particolarmente severa e prevede l’intervento del giudice stesso in fase di idoneità.
Sono più di 4000 i bambini adottati internazionalmente ogni anno e provenienti da 57 Paesi internazionali.
Circa il 50% di autorizzazioni rilasciate dai tribunali di tutto il mondo attestanti l’idoneità dei genitori a prendersi cura di un figlioletto, però, vengono ‘congelate’  o inutilizzate anche e soprattutto a causa dei costi a dir poco proibitivi (dai 18 ai 19.000 euro). Se si tratta di adozione internazionale, infatti, è opportuno sapere preventivamente che in Italia questa pratica è l’unica non riconosciuta propriamente di interesse pubblico e, dunque, viene offerta ai genitori la sola possibilità di dedurre fiscalmente le spese fino al 50%.

Attualmente l’iter burocratico per l’adozione richiede un paio d’anni di colloqui e accertamenti, periodo di tempo che però si sta cercando di dimezzare e rendere più agevole. Le politiche sociali italiane sono molto severe e fanno di tutto per scoraggiare chi vuole adottare un bambino, proponendo decine di colloqui con gli psicologi specializzati e  passando infine per la decisione conclusiva di un giudice, che ne sancisce l’idoneità, o meno.

Le normative vigenti

Tra i requisiti che una coppia deve possedere per procedere all’adozione internazionale o nazionale c’è quello di essere sposati da almeno tre anni, fattore che rende difficile cambiare questa normativa precludendo la possibilità anche alle coppie di fatto o ai single. Gli esperti in materia e gli stessi specialisti possiedono attualmente opinioni piuttosto discordanti al riguardo, fermo restando che sono spesso i Paesi di provenienza che esigono che i genitori adottanti siano di fatto sposati.

La situazione e le tempistiche non migliorano certo con l’adozione nazionale che, se ha il grande pregio di abbattere i costi ‘preparatori’, esige gli stessi criteri selettivi di quella nazionale, ma non prevede l’intervento degli enti autorizzati e costringe le coppie ad affrontare la burocrazia in completa solitudine, e privi di appoggio.
Senza contare che, in Italia, il numero di bambini che vive attualmente senza genitori, negli istituti, è in costante crescita e ha purtroppo raggiunto il numero di 35.000 quest’anno.
Le difficoltà che si sovrappongono alle già sopracitate sono aggravate dalle inefficienti misure di conciliazione. Adottare un bambino è spesso, un ‘lusso’ che ci si può permettere se entrambi i genitori lavorano e (almeno nel 70% dei casi) hanno un impiego a tempo indeterminato. Il bambino accolto, generalmente, ha bisogno di un supporto costante, soprattutto nei primi tempi, e deve essere supportato da interventi psicologici, medici e didattici che risultano spesso inconciliabili con le vigenti politiche lavorative dove non esistono infatti normative pensate apposta. È difficile, infatti, per questi genitori, usufruire di congedi e permessi speciali senza scatenare un inevitabile pregiudizio culturale che non vede i loro diritti pari a quelli dei genitori naturali.
È questo il motivo che spinge le istituzioni a richiedere un welfare aziendale più rispettoso nei confronti dei genitori adottivi che consideri le loro difficoltà ed esigenze.

Leggi anche:

Articoli più recenti in questa sezione