AFFETTIVITÀ

Figli, maggiori, di mezzo, minori

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Figli di mezzo schiacciati da un primogenito e da un fratello minore che sgomitano per trovare un proprio spazio ed affermare una personalità propria.

Che adulti saranno questi e quelli? Che peso hanno la famiglia e le relazioni esterne nella crescita degli adolescenti?
Quanto conta il patrimonio genetico e quanto l'ambiente all'interno del quale si cresce? Molto spesso da genitori che guardano i propri figli o da adulti che guardano figli di altri, ci si accorge che fratelli nati dalla stessa madre e dallo stesso padre hanno attitudini, comportamento, capacità di relazione assai differenti. Se fosse vera la teoria seconda la quale è il patrimonio genetico a dare l'imprinting ad un individuo, ciò non dovrebbe essere riscontrabile.
Il Dna che riceviamo dai genitori, ha degli effetti, ma da solo non esaurisce il quadro della personalità.
Studiosi di psicologia comportamentale, ma anche attenti adulti, hanno verificato che, oltre alla trasmissione dei geni, sono l'ambiente, l'ordine di nascita, il gruppo di coetanei che influiscono sulla personalità di un bambino - e quindi di un futuro adulto - molto di più dell'atteggiamento e del tipo di educazione che possono dare i genitori.
L'atteggiamento dei genitori nella crescita e nell'educazione dei figli è importante, soprattutto perchè sono loro, padri e madri, ad essere il riferimento adulto a cui il bambino, soprattutto nei primi anni di vita, si rivolge. Se le dinamiche familiari e la vita all'interno della struttura-famiglia, viste dalla parte dei figli, appaiono come una fortezza dalla quale uscire, i genitori, affrontano con l'arrivo del primo figlio un mondo assolutamente sconosciuto. Avviene una rivoluzione che non è solo fisica - da parte delle donne - ma che comprende tempi, modi e relazioni sconosciute, aprendo ai più voragini di ansie mai immaginate. Ecco allora che, nonostante rassicurazioni, consigli e invadenze di future nonne e future prozie, i neo genitori si trovano ad affrontare la vita a tre. E sarà lui (o lei) il primogenito a spianare la strada a chi verrà dopo. Senza esperienze di ruttini, coliche, arrossamenti di culetti, o inspiegabili pianti i neogenitori si affidano quasi sempre a quel guru del Dottor Spock che con il suo libro, in uso da intere generazioni, ha cresciuto da quelle pagine, milioni di bambini in tutto il mondo.
Messi bianco su nero i consigli lasciano poco spazio alle interpretazioni: ed è proprio quello che neo mamme e neo papà cercano, un'indicazione chiara. Così, in modo forse un po' rigido il cocktail libro-buonsenso cresce dei primogeniti con regole sane (presto a nanna, pappe peparate con ore e ore di bollitura di verdure, niente caramelle fino ad almeno quando non sono usciti tutti i denti, pochissma o niente televisione, figuriamoci la Playstation e così via). Lui, il primogenito, si sente in una fortezza inespugnabile: ha l'attenzione, l'amore e l'affetto di mamma, papà, nonni e zie; loro, i genitori sono dedicati a lui.

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