CANI E GATTI

Quando il micio fa il selvatico

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E magari, se siamo sempre stati abituati ad averne, il loro predecessore era tutto coccole e moine. Anche se di piccole dimensioni, felini sono e felini rimangono, non c’è nulla da fare. La disparità del loro comportamento non è facile spiegarla.

Parte di questo comportamento dipende da un’influenza genetica sulla quale non si può intervenire: il gatto è pur sempre un felino predatore e tale rimarrà. Sappiamo bene che qualunque essere vivente, anche i cuccioli, assume un carattere ben definito a seconda delle esperienze di vita, la qual cosa vale ancora di più per gli animali che vivono con l’uomo. Come è dunque possibile riuscire ad umanizzare i piccoli mici per evitare di far loro credere di essere ancora nella giungla? Semplicemente adottando un approccio giusto al momento giusto.

I gatti hanno un rapidissimo ritmo di apprendimento molto superiore a quello dei cani. I piccoli imparano i rituali della caccia già alla loro terza settimana di vita mentre alla sesta sono in grado di ripetere da soli la completa sequenza. E’ esattamente questo il periodo dello sviluppo in cui il loro carattere è più sensibilmente malleabile, è questo il momento in cui diventa importante dispensare molte coccole ed attenzioni, pur con rispetto e senza eccessi, per avere poi un animale più docile.

Lo stesso metodo può esser vantaggioso anche verso i cuccioli troppo timidi, perché non hanno avuto contatti stretti con l’uomo o sono stati maltrattati, o per i gatti che entrano in ambienti domestici già da adulti, ad esempio un randagio salvato da un incidente o da una malattia. Avviciniamoli con cautela, molta pazienza e tendendo loro la mano lentamente magari offrendo del cibo. Lasciamoli andare se ci temono e riproviamo più volte al giorno a riavvicinarci. Piano piano diventeranno più socievoli pur non arrivando mai a fidarsi completamente di noi. Cerchiamo inoltre di assecondare quel carattere felino insito nella loro natura: un gatto svezzato correttamente può voler fare la lotta ma l’unico amico che ha siamo noi. Se reagiamo in modo aggressivo picchiandolo sbagliamo, provocando in lui una sensazione di pericolo che lo metterà sulla difensiva. Piuttosto assecondiamolo accettando di giocare con lui.

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