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Disordinati: star bene nel proprio caos

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Disordinati
Secondo la psicologia l’attitudine al disordine pare nasconda l’incapacità di prendere delle decisioni e di conseguenza di assumersi precise responsabilità, dando l’impressione di essere disponibili ad ogni tipo di compromesso. Una maniera per evitare di guardarsi dentro e quindi di riconoscere chiaramente i propri limiti. Proprio per questo si tende a lasciare le situazioni in sospeso, senza soluzione, o si rinviano le decisioni, proprio come si lasciano gli oggetti sparsi per casa. Normalmente il disordinato evita di avere progetti o considera le diverse situazioni a distanza, a grandi linee e senza aderirvi completamente. Secondo gli esperti psicologi, il disordine è una modalità di ‘evitamento’, un meccanismo di difesa inconscio grazie al quale si impara fin da piccoli a sottrarsi alle scelte proteggendo la propria personalità dal timore che il passo compiuto possa portare ad una perdita. Ma ci sono anche dei vantaggi: le persone così riescono sempre a trovare ciò che cercano immerso nel proprio caos perché seguono una logica creativa, basata sulla memoria visiva, i raggruppamenti di oggetti.

Ordinati
Per contro fare ordine significa invece prendere delle decisioni, valorizzare alcune situazioni a discapito di altre, aver il coraggio di esporsi in prima persona e subirne le conseguenze. L’ordinato ha anch’egli le sue piccole e moderate gioie personali. Ad esempio giudica negativamente e con senso di superiorità i disordinati. La vittoria maggiore la ottiene quando riesce a mettere le mani nel caos di costoro: dal momento che mentalmente considera l’ordine un bene e il disordine un male, pretende di far pulizia ovunque, classificando, impilando, raccogliendo e cestinando ad esempio il materiale sulla scrivania del collega, perseguendo convinto questa specie di crociata personale. Portato all’estremo, il carattere dell’ordinato è permaloso, rigido nei giudizi, poco propenso a comprendere scherzi e battute, ha difficoltà ad amare e a lasciarsi andare.

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