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Leonardo Sciascia: 5 frasi da rileggere a 100 anni dalla nascita

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Leonardo Sciascia nasce nel 1921: rileggere le sue frasi celebri, i suoi libri, le sue poesie nel 2021, a 100 anni dalla nascita, vuol dire anche riflettere sulla nostra società.

Tra le altre opere, lo scrittore siciliano ha scritto “Il giorno della civetta”, “Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia”, “La scomparsa di Majorana”, “Una storia semplice”, “Todo Modo”.


Leonardo Sciascia: 5 frasi da rileggere a 100 anni dalla nascita
Ecco la selezione di citazioni di Leonardo Sciascia, da rivedere per il centenario della nascita e non solo:

«ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo...» (Il giorno della civetta)

«L'italiano non è l'italiano: è il ragionare» (Una storia semplice)

«È una cosa talmente semplice, il fare all’amore... Che è poi l’amore: non ce n’è altro, tra un uomo e una donna... È come aver sete e bere. Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non avere più sete. Semplicissimo. Ma pensi se l’uomo avesse dedicato all’acqua, alla sete, al bere (per un diverso ordine della creazione e dell’evoluzione) tutto il sentimento, il pensiero, i riti, le legittimazioni e i divieti che ha dedicato all’amore: non ci sarebbe niente di più straordinario, di più prodigioso, del bere quando si ha sete...» (Todo Modo)

Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.
Il giorno della civetta, in effetti, non è che un «per esempio» di questa definizione. Cioè: l'ho scritto, allora, con questa intenzione. Ma forse è anche un buon racconto (Il giorno della civetta)

Fare bene il proprio lavoro. Essere se stessi. Non accettare verità rivelate o fabbricate. Non vedo altra condotta, per me, e altra speranza (Conversazione in una stanza chiusa)

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