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Festa della mamma: 6 poesie intense da regalare

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Il prossimo 10 maggio si festeggia una tenera giornata, la Festa della mamma, una giornata in cui rallegrarsi in famiglia, preparare doni e dolcetti da condividere con una persona importante. La mamma ci è smepre accanto e vorremmo dimostrarle tutto il nostro amore ancora una volta. Perchè non scrivere per lei all'interno di un biglietto di auguri una poesia scritta di nostro pugno anche breve e non necessariamente in rima? In alternativa, se l'ispirazione non viene in nostro soccorso, possiamo leggere insieme a lei alcuni versi che i grandi poeti hanno dedicato alla loro mamma.

Ecco 6 poesie intense per cui commuoverci accanto alla persona che ci ha cresciuto e reso felice, compresa una composizione dedicata a chi è stata mamma e ora è nonna.

1. Nessuna coperta di Vivian Lamarque

Nessuna coperta
nessuna del mondo
sa ricoprire 
come fa lei:
la neve è la mamma
che vorrei.

2. La madre di Victor Hugo

La madre è un angelo che ci guarda
che ci insegna ad amare!
Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo
fra le sue ginocchia, la nostra anima
nel suo cuore: ci dà il suo latte quando
siamo piccini, il suo pane quando
siamo grandi e la sua vita sempre.

3. A mia madre di Robert Louis Stevenson

Anche tu, mamma, leggi i miei versi
perchè quei giorni non vadano persi:
Così forse potrai ancora udire
i piccoli piedi andare e venire.

4. A mia madre di Edgar Allan Poe

Perché io sento che lassù nel Cielo,
L'un l'altro bisbigliando gli angeli,
Tra le loro ardenti parole d'amore, non possono
Una più sacra di «Madre» trovarne,
Da tempo con questo caro nome ti ho chiamato,
Tu che sei per me più d'una madre,
E occupi il cuore del mio cuore,
Là dove te la Morte ha collocato
Sciogliendo lo spirito della mia Virginia.
Mia madre, la mia vera madre che ben presto morì,
Altro a me hon fu che madre; tu invece
Madre sei di chi tanto teneramente amai,
E più di quella madre mi sei cara
Per quell'infinito che rendeva
La mia sposa all' anima più cara
Ben più che all'anima la sua stessa vita.

5. Madre di Raymond Carver

Mia madre mi telefona per augurarmi Buon Natale.
E informarmi che se continua a nevicare in questo modo
ha intenzione di ammazzarsi. Le vorrei dire
che stamattina non mi sento in vena, che per favore
mi faccia respirare. Mi sa che mi toccherà ancora
prendere in prestito un analista. Quello che mi chiede sempre
la cosa più feconda: “Ma dentro cosa sente veramente?”.
Invece le dico che uno dei nostri lucernari
perde. Mentre le parlo, la neve si sta sciogliendo
sul divano. Le dico che faccio una colazione ricca di fibre
e perciò non deve più preoccuparsi tanto
che mi venga il cancro e i suoi soldi finiscano.
Lei mi sta ad ascoltare. Poi mi informa
che vuole andarsene da questo posto maledetto. In un modo o nell’altro.
Che l’unica volta che vuole rivederlo è dalla bara. E la cosa vale
anche per me. D’un tratto le domando se si ricorda quando papà,
ubriaco fradicio, decise di mozzare la coda al cucciolo di labrador.
Continuo per un pezzo a parlare dei vecchi tempi.
Lei ascolta, aspetta che venga il suo turno.
La neve non smette. Nevica e continua a nevicare
mentre me ne sto aggrappato al telefono. Alberi e tetti
ne sono tutti ricoperti. Come faccio a parlarne?
Come faccio a spiegare quello che sento?

6. Camminando verso est di Roberto Piumini

Camminando verso Est
puoi arrivare a Budapest
dove abita una donna
che fu mamma, e adesso è nonna.
Ha ventotto nipotini
in tre file, sui gradini:
i coristi sono loro
e la nonna guida il coro 

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