Le poesie di Grazia Deledda riecheggiano a 100 anni dal Premio Nobel, assegnato alla scrittrice e nel 1926 “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.
Grazia Deledda fu la seconda donna a ricevere il riconoscimento. Per il centenario, abbiamo selezionato queste poesie:
Perché
Perché il mio cuore palpita
quando mi stai d'accanto,
e l'occhio ognor ti guarda
come elianto - il sol?
Perché se lungi, l'anima
copre un mantello nero?
Perché ti segue assiduo
del mio pensiero - il vol?
(Da "Vita sarda")
Amo
Amo le lugubri notti d'inverno,
tutto fantasmi, tutto procelle,
notti d'orrore, notti d'inferno
pur tanto belle.
Amo le bianche notti d'estate,
tutto misteri, tutto sussurri
notti d'amore, di serenate,
di sogni azzurri!
Piene di larve dei tempi andati,
di dame e fate, di cavalieri,
di brune seleve, dagli incantati
castelli neri.
Amo lo stridulo fischio del vento,
e degli uccelli l'allegro canto;
amo de l'albe color d'argento
il dolce canto.
Amo le storie che mesto narra
su le montagne l'ermo pastore,
amo le dolce de la chitarra
note d'amore!
Amo il levarsi del sole biondo
Dietro il profilo delle montagne,
amo il silenzio aureo profondo
de le campagne
quando la notte leggera, gialla,
trapunta d'astri stende il suo manto,
quando ogni fiore, ogni farfalla
scioglie il suo canto.
Amo le Chiese severe e belle
piene di marmi, di brune arcate,
de le Madonne con raggi e stelle
incoronate.
Amo le tombe dei cimiteri,
di morte avvolte nel cupo panda
che pur tra i fiori destan pensieri
d'un altro mondo.
Amo le stelle dei firmamenti,
mondi, misteri, anime erranti,
Le stelle d'oro. Le confidenti
dei mesti amanti.
Amo il segreto delle boscaglie,
amo le verdi colline apriche,
L'edera avvinta su le muraglie
di torri antiche.
Amo del mesto bruno pastore
notturno il canto che lento fende
Il bosco e narra d'odio e d'amore
sarde leggende.
Amo l'azzurro mio patrio cielo,
amo l'azzurro mare deserto,
di spume argentee, d'alghe da un velo
tutto coperto.
T'adoro, o splendida, dagli occhi ardenti,
arte, di gloria sogno e d'oblio.
Amo il mio simile, amo i soffrenti
amo il mio Dio.
Amo i bambini, amo gli amici
d'amore che santo fa il cor dov'arde,
amo le forti belle e infelici
mie terre sarde.
Ma dovratutto, qui, del mio cuore
nel più profondo segreto interno,
t'amo, o Diletto, d'immenso amore
d'amore eterno.
(da un quaderno di poesie autografe)
Sogni invernali
Le prime nevi incipriano i profili
delle montagne, a Santa Caterina:
nei mattini purissimi la brina
come lagrima scende dai sottili
tralci rossi del morto pergolato;
e tra l’ultime foglie, ave il rosato
giallore dell’autunno ancor traluce,
L’allodola, con gli occhi ad oriente
fissi, gorgheggia e trema: anch’essa sente
venir l’inverno in questa fredda luce.
Or sul pianoro rorido, ove a sera
vedevo i fuochi dei dissodatori,
dorme la terra arata e tra i vapori
del vespro sogna un’altra primavera.
Così insensibilmente, a poco a poco,
i dolci e lunghi sogni accanto al fuoco
san ritornati a me: dentro il camino
arde il ginepro e odora come incenso:
davanti alla fiammata io siedo e penso
e sento un puro gaudio a me vicino.
La Primavera
L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti. E tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce.
Noi siamo sardi
Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.
Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.
Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
Noi siamo sardi.