Le mani che si muovono, lo sguardo, l'espressione del viso, il corpo che accompagna ogni gesto: per chi non conosce le lingue dei segni, può sembrare semplicemente un modo diverso di comunicare. In realtà, dietro ogni segno esiste un sistema complesso, fatto di regole, strutture grammaticali, significati e sfumature. E soprattutto non esiste una sola lingua dei segni valida in tutto il mondo. Cosa dobbiamo sapere nella giornata mondiale dedicata?
23 settembre: la Giornata internazionale delle lingue dei segni
Il 23 settembre si celebra la Giornata internazionale delle lingue dei segni, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l'attenzione sull'importanza di queste lingue e sui diritti delle persone sorde.
La data non è casuale: il 23 settembre 1951 venne fondata la World Federation of the Deaf, organizzazione internazionale che riunisce associazioni nazionali e si occupa, tra gli altri temi, della tutela dei diritti linguistici e culturali delle persone sorde. L'Assemblea generale dell'ONU ha proclamato ufficialmente la ricorrenza nel 2017 e la prima Giornata internazionale è stata celebrata nel 2018.
Nel 2026 la ricorrenza ha un significato particolare. Il tema scelto è "Declaring Deaf People’s Human Rights", dedicato alla piena realizzazione dei diritti umani delle persone sorde e all'accesso alle informazioni e ai servizi attraverso le lingue dei segni nazionali. Il 2026 segna inoltre il 75° anniversario della World Federation of the Deaf e i 20 anni dall'adozione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Cosa sono le lingue dei segni
Le lingue dei segni sono lingue naturali che utilizzano principalmente il canale visivo-gestuale anziché quello acustico-vocale. Non sono, quindi, una semplice traduzione delle lingue parlate attraverso le mani.
Ogni lingua dei segni possiede una propria struttura: ha un lessico, una grammatica, regole sintattiche e modalità specifiche per costruire e trasmettere significati. A comunicare non sono soltanto le mani, ma anche le espressioni del viso, la posizione e il movimento del corpo, la direzione dello sguardo, l'orientamento e la configurazione delle mani, lo spazio nel quale viene prodotto il segno.
Un messaggio non viene semplicemente "tradotto" in gesti: viene costruito attraverso una modalità comunicativa diversa.

La LIS è la lingua dei segni italiana
In Italia si parla di LIS, Lingua dei Segni Italiana. È una lingua utilizzata all'interno della comunità sorda italiana e studiata da decenni dalla ricerca linguistica.
La lingua può variare nel tempo e in relazione all'area geografica, all'interlocutore e al contesto comunicativo. Questo significa che imparare una lingua dei segni non equivale semplicemente a memorizzare una serie di gesti. Significa entrare in contatto con un sistema linguistico e culturale.
Perché si dice "lingua" e non "linguaggio"
La distinzione non è soltanto una questione di parole. In ambito linguistico, il termine lingua indica un sistema organizzato e condiviso da una comunità, con regole proprie. Il linguaggio, invece, è un concetto più ampio e può indicare la capacità umana di comunicare oppure un particolare sistema comunicativo.
Per questo oggi si parla correttamente di "lingue dei segni". Definirle semplicemente "linguaggio dei segni" rischia infatti di farle apparire come un insieme di gesti utilizzati per accompagnare una lingua parlata. Non è così. Le lingue dei segni sono sistemi linguistici autonomi e non dipendono necessariamente dalla lingua vocale utilizzata nello stesso Paese.
Quante lingue dei segni esistono nel mondo?
Dare un numero preciso non è semplice. La World Federation of the Deaf parla oggi di oltre 200 lingue dei segni nazionali. Le Nazioni Unite, invece, riportano che le persone sorde nel mondo utilizzano complessivamente più di 300 lingue dei segni.
La differenza tra queste stime dipende anche da cosa viene considerato una lingua distinta, da quali comunità sono state documentate e da quali varietà hanno ottenuto un riconoscimento ufficiale. Non tutte le lingue dei segni, infatti, godono dello stesso livello di riconoscimento istituzionale. Secondo la World Federation of the Deaf, soltanto il 40% circa delle lingue dei segni nazionali è legalmente riconosciuto.

Perché non esiste una sola lingua dei segni?
Se l'obiettivo è comunicare attraverso segni e movimenti, perché non è stata creata una lingua universale? La risposta è nella storia stessa delle lingue. Le lingue dei segni si sono sviluppate spontaneamente all'interno delle comunità, proprio come è accaduto alle lingue parlate. Nel corso del tempo hanno costruito un proprio vocabolario e una propria grammatica, influenzate dalla storia, dalla cultura e dalle relazioni tra le persone che le utilizzano.
Non esiste quindi un'unica lingua dei segni mondiale perché non esiste una sola comunità linguistica globale. Le lingue dei segni sono radicate nelle comunità e nelle culture nelle quali si sviluppano e non costituiscono un sistema universale. Anche Paesi vicini possono avere lingue diverse e, allo stesso modo, una singola nazione può avere più lingue o varietà segnate.
In realtà, esiste anche una modalità chiamata International Sign, utilizzata soprattutto in contesti internazionali, per esempio durante incontri, eventi e occasioni nelle quali persone provenienti da Paesi diversi devono comunicare. Non va però confusa con una lingua universale equivalente alle singole lingue dei segni nazionali.