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Equinozio d’autunno 2017, le poesie più belle ispirate alla stagione

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L’equinozio d’autunno 2017 è il 22 settembre: la data segna l’inizio della stagione che ispira sentimenti ambivalenti, da vivere anche con le poesie. Da una parte, infatti, veniamo circondati da colori magnifici e paesaggi suggestivi.

Dall’altra, però, l’equinozio d’autunno, sancisce la fine dell’estate astronomica, dunque ci ricorda che il periodo delle vacanze è finito (o quasi). E possiamo accusare il mal d’autunno con uno stato d’animo melanconico.

Ma non scoraggiamoci e leggiamo le poesie dell’autunno per entrare nella sua atmosfera: dal 22 settembre, vediamo la stagione come un periodo per trovare dei momenti di riposo e prenderci cura di noi. L’inizio dell’autunno è l’ideale anche per riprendere a fare sport, godersi dei fine settimana nella natura o approfittare del bel tempo per dei viaggi last minute.

Equinozio d’autunno, cos’è
Da un punto di vista astronomico, nell’equinozio dell’autunno, il sole raggiunge il punto massimo rispetto all’equatore: il 22 settembre, il giorno e la notte hanno la stessa durata, poi le ore di luce continueranno a essere sempre di meno fino al solstizio d’inverno.

Equinozio d’autunno 2017, le poesie più belle ispirate alla stagione
Con i versi dei poeti famosi, ma anche con le filastrocche per i bambini, apprezziamo anche questa fase dell’anno. Come sempre, possiamo leggere i componimenti in privato, passarli alle amiche e alle persone care o estrapolare dei versi per le nostre foto più particolari.

A seconda delle poesie che scegliamo, ci predisponiamo all’autunno o entriamo in sintonia con uno dei suoi aspetti:

Autunno di Rainer Maria Rilke
Le foglie cadono da lontano, quasi
giardini remoti sfiorissero nei cieli;
con un gesto che nega cadono le foglie.

Ed ogni notte pesante la terra
cade dagli astri nella solitudine.

Tutti cadiamo. Cade questa mano,
e ogni altra mano che tu vedi.

Ma tutte queste cose che cadono, Qualcuno
con dolcezza infinita le tiene nella mano

Ode all’autunno di John Keats
Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
Tu, intima amica del sole al suo culmine,
Che con lui cospiri per far grevi e benedette d'uva
Le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
Tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
E colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
Tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
I gusci di nòcciola e ancora fai sbocciare
Fiori tardivi per le api, illudendole
Che i giorni del caldo non finiranno mai
Perché l'estate ha colmato le loro celle viscose:

Chi non ti ha mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
Seduta senza pensieri sull'aia
Coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
O sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
Intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
Risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
La testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
O, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
Sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

Dove sono i canti della primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una tua musica ce l'hai -
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
E toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
Allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
Dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
Piangono tra i salici del fiume,
E agnelli già adulti belano forte dal baluardo dei colli,
Le cavallette cantano, e con dolci acuti
Il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
Si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

San Martino di Giosuè Carducci
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir dè tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira sù ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.


Se tu venissi in Autunno di Emily Dickinson
Se tu venissi in Autunno,
Scaccerei via l'Estate
Con metà sorriso, e metà disdegno,
Come la Massaia fa, con una Mosca.

Se potessi vederti fra un anno,
Avvolgerei i mesi in gomitoli -
E ne metterei ciascuno in un Cassetto diverso,
Per paura che i numeri si confondano -

Se soltanto Secoli, tardassero,
Li conterei sulla Mano,
Sottraendo, fino a far cadere le dita
Nella Terra di Van Diemen.

Se certa, quando questa vita fosse conclusa -
Che la tua e la mia, rimanessero -
La getterei da parte, come una Buccia,
E prenderei l'Eternità -

Ma, ora, incerta della lunghezza
Di ciò, che è frapposto,
Esso mi tormenta, come l'Ape Folletto -
Che non vuol palesare - la sua puntura.

Cadon le foglie di M.Maltoni
Cadon le foglie come farfalle:
ve n’è di rosse, ve n’è di gialle,
volteggiano un momento,
e partono col vento.

E la povera pianta là, nell’aria,
rabbrividisce, nuda e solitaria.

Girotondo delle foglie di D. Rebucci
Gira gira in tondo
È già d’oro la campagna
E sia d’oro tutto il mondo.

Presto bimbi: vi accompagna
Fischiettando il venticello
Lungo il bosco che si spoglia,
e improvvisa un mulinello
per il volo d’ogni foglia.

Foglia alata, foglia d’oro
È l’autunno, vola, vola:
la stagione del lavoro
i bambini invita a scuola.

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