2018/12/11 11:26:3716795

DONNE E LAVORO

Gabriella: “Ho inventato un lavoro unico che mi fa sentire forte”

Partire da quello che per molti può sembrare un limite insuperabile e trasformarlo in un punto di forza. Gabriella, sordomuta dalla nascita, ci racconta come ha realizzato il suo sogno da Consulente Culinaria Tupperware.
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Si può trasformare un proprio limite in un punto di forza? A quanto pare sì, noi abbiamo incontrato una persona che di questo “limite” ne ha fatto un lavoro, superando se stessa e le proprie paure.

Gabriella ha 39 anni, è nata sordomuta e ha sempre creduto di non potersi fare avanti in nessun campo lavorativo, a causa del suo limite fisico. Un giorno però qualcosa cambia: le viene data l’opportunità che l’aiuterà a mostrare finalmente la forza che si nascondeva da sempre dentro di lei.

Gabriella, quali sono state le sfide che inizialmente hai affrontato?

Il mondo visto dai sordomuti è molto particolare, e direi anche diverso da come lo percepiscono le persone che non hanno questo problema. Ci sono esperienze che per noi costituiscono un limite a volte invalicabile. Così fino ai miei 21 anni mi sono accontentata di svolgere qualche lavoretto da casa, come il ricamo o la confezione di bomboniere. Poi mi sono sposata e ho avuto le mie tre figlie. Così per un bel po’ di tempo ho deciso di concentrarmi solo sulla splendida famiglia che stavo costruendo.

Quando sei entrata a contatto con Tupperware?

Poco dopo essermi sposata ho incontrato Maria, una consulente Tupperware che conosceva il linguaggio dei segni. Lei mi ha spiegato cosa faceva e mi ha proposto di mettermi in gioco e provare a organizzare qualche Atelier. Ci ho provato per qualche tempo, ma senza grande successo. Questo perché in quel periodo ero ancora molto insicura, e non credevo che sarei mai riuscita a svolgere un lavoro del genere. Mi sbagliavo di grosso, ma ancora non lo sapevo.

Cosa ti ha fatto a cambiare idea?

Io stessa. Mentre anche la mia ultima figlia cresceva ho cominciato a pensare al mio futuro e a quello che avrei voluto fare. È vero, le mie amiche mi hanno incoraggiata molto a prendere una decisione, e anche mio marito faceva il tifo per me. È così che mi sono fatta forza e ho deciso di crederci di nuovo, ma questa volta per davvero. Ho richiamato Maria e le ho detto con convinzione: “Voglio una seconda chance”.

Cosa ha determinato il tuo successo al secondo tentativo?

Ho iniziato a organizzare Atelier esclusivi per persone sordomute. Più lavoravo, più mi rendevo conto che stavo facendo una cosa bellissima per me stessa, ma soprattutto per chi partecipava: la nicchia dei sordomuti è spesso trascurata e io ero perfettamente consapevole di questo. Così la voce si è sparsa nella mia zona e tante persone hanno cominciato a chiedere di partecipare ai miei Atelier. Alcune donne tra di loro sono anche diventate mie incaricate dopo che ho ricevuto la promozione a capogruppo.

Pensi di essere riuscita a superare i tuoi limiti?

Non li ho superati, ho fatto di meglio. Li ho sfruttati e ho fatto di loro un mio punto di forza. Grazie a loro oggi ho un lavoro unico che amo con tutta me stessa e mi fa sentire forte. La cosa bella è che vedo ogni giorno donne che si lasciano ispirare da me e dal mio percorso. Sono fiera di dove sono arrivata e vorrei che tutte le donne capissero quante cose possono fare usando unicamente le loro risorse innate. 

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