PAPÀ E BAMBINO

Papà o "mammi"?

Tutti sappiamo per esperienza diretta o per sentito dire dai nostri genitori, che una volta il papà era la figura che in casa dettava le regole, pretendeva obbedienza e rispetto dai figli, non si lasciava andare a manifestazioni d'affetto.
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Fino a quaranta anni fa i ruoli di madre e padre erano del resto ben distinti e così i compiti in famiglia, che venivano ripartiti nettamente tra i due genitori. C'erano le mansioni tipiche della mamma, che riguardavano la gestione della casa e l'educazione dei figli, mentre al papà spettava il compito di lavorare e di guadagnare il necessario al sostentamento della famiglia. Oggi anche le donne lavorano, questa è l'innovazione sostanziale che ha prodotto secondariamente la trasformazione del ruolo del padre. Venendo a trovarsi equamente suddiviso il compito che prima era esclusivo del capofamiglia, si è resa necessaria anche la condivisione della conduzione della casa e della famiglia. La trasformazione non è stata immediata, né può dirsi conclusa, ma ora sembra che sia veramente giunta a buon punto, tanto che non sembra più strano che un uomo lavi i piatti, stiri, faccia la spesa contribuendo allo svolgimento delle faccende che un tempo erano ritenute di sola competenza femminile.

I cambiamenti forse meno evidenti, ma sicuramente più significativi, riguardano però la sfera affettiva. Secondo Stefania Vinetti, psicopedagogista, gli uomini d'oggi hanno l'opportunità di provare l'emozione di stare con i propri figli, di giocarci assieme, di essere coinvolti nella loro educazione e possono permettersi di seguire, anche emotivamente, la loro crescita senza preoccuparsi di apparire troppo coinvolti. Anni fa un comportamento simile sarebbe stato disapprovato. Il rischio, ora, sembra quello di scadere nell'inverso, cioè nell'esagerazione di questa trasformazione, fino a far perdere al padre le caratteristiche sue proprie, verso una dimensione ibrida più vicina a quella della mamma che a quella del papà. Un esempio: si è imposta la moda che vuole il papà presente in sala parto al momento della nascita del figlio, a tal punto che chi non se la sente viene sempre più spesso considerato alla stregua di fifone o addirittura di compagno disinteressato alla partner e al figlio. A questo proposito si deve invece ricordare, come sostiene Stefania Vinetti, che entrare in sala parto non è affatto un obbligo per il papà e che l'uomo può offrire il suo sostegno alla compagna anche rimanendo fuori.

Soprattutto il padre non deve dimenticare di conservare i caratteri tipici del suo sesso ed essere d'esempio ai figli. Non dovrà apparire troppo affettuoso e accondiscendente, conformandosi ad aspetti che sono propri della figura materna: all'educazione del bambino verrebbe a mancare un paragone importante. Il papà deve rimanere soprattutto un esempio da seguire, non limitarsi ad offrire un riparo in cui trovare rifugio: a questo ci pensa già la mamma! Perciò ben venga il nuovo papà che non disdegna di cambiare pannolini, fare il bagnetto al figlio, preparare le pappe, purchè nello spirito rimanga un papà e non diventi a tutti gli effetti un "mammo". Possono dimostrarsi utili tre suggerimenti di carattere generale, sebbene non esistano delle regole vere e proprie per essere un buon padre:

  • È bene che il papà impari ad assecondare le proprie emozioni e l'istinto, senza temere di essere considerato poco virile: perciò ascolterà con interesse i racconti del proprio bambino, sarà complice nei suoi giochi, sarà attento ai suoi desideri
  • È importante che il papà partecipi alla vita del figlio accompagnandolo a scuola e alle attività extrascolastiche, aiutandolo nello svolgimento dei compiti, parlandogli e passando con lui almeno mezz'ora al giorno
  • Il papà deve saper dire di no quando è il momento giusto e insegnare al bambino le regole della vita, senza tralasciare di infondergli sicurezza nelle capacità proprie

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