Da piccoli ci sentiamo ripetere una frase che molti ricordano ancora oggi: “Non piangere”. Crescendo impariamo a trattenere le lacrime, soprattutto davanti agli altri. Le associamo alla fragilità, all’imbarazzo o alla paura di apparire vulnerabili. Eppure ci sono momenti in cui, dopo un pianto liberatorio, ci sentiamo più leggeri, come se qualcosa si fosse finalmente sciolto. In Giappone questa sensazione ha dato origine a una pratica curiosa che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione anche fuori dai confini del Paese. Si chiama Rui-katsu, un’espressione che unisce la parola giapponese rui (lacrime) e katsu, termine spesso utilizzato per indicare un’attività svolta con uno scopo preciso. L’idea è semplice: concedersi uno spazio dedicato alle emozioni, senza vergogna e senza sentirsi giudicati. Un approccio che invita a guardare il pianto con occhi diversi.
Cos’è il Rui-katsu
Il Rui-katsu nasce in Giappone nei primi anni del 2010 grazie all’iniziativa di Hiroki Terai, che iniziò a organizzare incontri dedicati al benessere emotivo. L’obiettivo non era affrontare un percorso psicologico, ma creare occasioni in cui le persone potessero lasciarsi andare alle lacrime attraverso film, racconti, musica o letture particolarmente toccanti. In una società dove il controllo delle emozioni viene spesso considerato un valore importante, questa pratica rappresenta quasi un invito a fare l’opposto: concedersi il diritto di piangere. Con il tempo sono nati eventi pubblici, incontri di gruppo e perfino figure professionali incaricate di accompagnare i partecipanti durante queste esperienze, offrendo un ambiente accogliente e rispettoso.
Perché piangere può fare bene
Le lacrime emotive sono diverse da quelle provocate da un’allergia o dal semplice riflesso dell’occhio. Entrano in gioco quando viviamo emozioni intense, positive o negative. Molte persone raccontano di provare una sensazione di sollievo dopo un pianto sincero. Questo non significa che le lacrime risolvano un problema, ma possono rappresentare un modo per prendere contatto con ciò che proviamo.
Concedersi questo momento può aiutare a:
- scaricare la tensione accumulata
- riconoscere emozioni che tendiamo a nascondere
- rallentare dopo periodi particolarmente stressanti
- sentirsi più autentici con se stessi
Naturalmente ogni persona vive il pianto in modo diverso. Alcuni trovano beneficio nel lasciarsi andare, altri preferiscono esprimere le proprie emozioni in modi differenti.
Un modo diverso di guardare la vulnerabilità
Uno degli aspetti più interessanti del Rui-katsu riguarda il significato attribuito alle lacrime. In molte culture chi piange viene ancora percepito come una persona debole o incapace di controllarsi. Questa convinzione porta molte persone a reprimere le emozioni anche quando avrebbero bisogno di esprimerle. Il Rui-katsu propone invece un punto di vista differente: mostrare la propria vulnerabilità non equivale a perdere forza. Al contrario, può diventare un gesto di consapevolezza. Accettare le emozioni, anche quelle più difficili, significa riconoscere una parte importante della propria esperienza.
Come si svolge un incontro di Rui-katsu
Ogni incontro può avere caratteristiche diverse, ma l’atmosfera è generalmente molto tranquilla. I partecipanti assistono alla visione di cortometraggi, filmati emozionanti oppure ascoltano racconti e musica capaci di suscitare ricordi e sentimenti profondi. Non esiste alcun obbligo di piangere. Ognuno vive il momento secondo la propria sensibilità. Alla fine dell’esperienza molte persone scelgono di condividere ciò che hanno provato, mentre altre preferiscono mantenere il silenzio e conservare per sé quel momento. L’aspetto più importante è l’assenza di giudizio.
Rui-katsu e salute mentale: è davvero una terapia?
Nonostante venga spesso definito terapia del pianto, il Rui-katsu non sostituisce il lavoro di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Si tratta piuttosto di un’attività dedicata al benessere emotivo, utile per alcune persone come momento di riflessione e rilassamento. Quando tristezza, ansia o sofferenza diventano persistenti e interferiscono con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista della salute mentale. Le emozioni meritano sempre ascolto, ma non tutte possono essere affrontate nello stesso modo.
Non vergogniamoci delle lacrime
Molti di noi hanno imparato a nascondere il pianto fin da bambini. Abbiamo quasi la sensazione di dover chiedere scusa quando ci emozioniamo troppo. Il Rui-katsu ci ricorda qualcosa di molto semplice, provare emozioni fa parte dell’essere umani. Non esiste un modo giusto o sbagliato di viverle e nessuno dovrebbe sentirsi in difetto perché una storia, un ricordo o un momento difficile fanno affiorare qualche lacrima. Forse non tutti sentiranno il desiderio di partecipare a un incontro dedicato al pianto, ma l’idea che le emozioni meritino uno spazio nella nostra quotidianità è una riflessione che vale la pena portare con sé.
Una cultura diversa, una domanda universale
Il Rui-katsu nasce in Giappone, ma affronta un tema che riguarda chiunque, ovvero il rapporto con le proprie emozioni. Viviamo in un’epoca che ci chiede spesso di essere efficienti, veloci e sempre sorridenti. Fermarsi, ascoltarsi e accettare anche la tristezza può sembrare insolito, eppure rappresenta un gesto di cura verso se stessi. Forse il veroinsegnamento del Rui-katsu non è imparare a piangere di più, ma ricordare che non dobbiamo avere paura delle nostre emozioni.
Puoi sperimentare il Rui-katsu anche a casa o per conto tuo?
Sì. Non è necessario che partecipi a un evento organizzato per concederti uno spazio dedicato alle emozioni. Molte persone trovano naturale emozionarsi davanti a un film particolarmente intenso, a un romanzo che racconta una storia toccante o ascoltando una canzone legata a un ricordo importante. Anche una passeggiata nella natura, un momento di scrittura personale o una conversazione sincera con qualcuno di fiducia possono aiutarti ad entrare in contatto in maniera profonda con ciò che provi. Il tuo obiettivo non è cercare le lacrime a tutti i costi, ma accogliere le tue emozioni quando arrivano.