di Redazione Libellule
Ogni ottobre il rosa torna nelle piazze, sui monumenti, nelle campagne di comunicazione e sui social. Il tumore al seno torna al centro dell'attenzione e parole come prevenzione e diagnosi precoce diventano, almeno per qualche settimana, parte della conversazione quotidiana.
Ma dopo tanti anni di campagne dedicate all'Ottobre Rosa, forse vale la pena fare un passo ulteriore.
Non chiederci soltanto quanto sappiamo del tumore al seno, ma quanto di quello che crediamo di sapere influenza davvero le nostre scelte.
Perché conoscere l'importanza della prevenzione non significa necessariamente praticarla. E tra il sapere che un controllo è importante e il prenotarlo davvero possono insinuarsi dubbi, convinzioni sbagliate, paura, mancanza di tempo e soprattutto quella frase che, in forme diverse, molte donne almeno una volta hanno pensato: “Posso aspettare.”
“Nella mia famiglia nessuno ha avuto un tumore al seno”
È probabilmente una delle false sicurezze più radicate.
Avere una familiarità per tumore al seno è certamente un elemento importante nella valutazione del rischio individuale. Ma non avere una madre, una sorella o una nonna che si sia ammalata non significa essere protette.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa l'80% dei tumori mammari si sviluppa in donne che non presentano fattori di rischio specifici modificabili oltre al sesso femminile e all'età.
La storia familiare, quindi, conta. Ma non può essere utilizzata al contrario: la sua assenza non equivale a rischio zero.
È uno dei motivi per cui la prevenzione non dovrebbe essere pensata come una risposta alla paura o a una storia familiare problematica, ma come una normale parte della cura della propria salute.
“Non sento niente, quindi va tutto bene”
È proprio qui che entra in gioco il significato della diagnosi precoce del tumore al seno.
La mammografia può individuare alterazioni molto piccole, anche quando non sono ancora percepibili al tatto. Ed è questo il punto: non dovremmo aspettare necessariamente che qualcosa si faccia sentire per decidere di controllarlo.
Conoscere il proprio seno rimane importante. Accorgersi di un cambiamento nuovo – un nodulo, una modifica della forma o della cute, un'alterazione del capezzolo o una secrezione insolita – significa poterlo segnalare rapidamente al medico.
Ma osservazione e autopalpazione non sostituiscono gli esami diagnostici indicati per età e profilo individuale.
La vera prevenzione non comincia quando troviamo qualcosa. Comincia quando stiamo bene.
“Ecografia o Mammografia? Una vale l'altra”
No. Ed è un equivoco molto comune.
Mammografia ed ecografia mammaria non sono semplicemente due modi diversi per controllare la stessa cosa e non dovrebbero essere scelte autonomamente sulla base di quale esame appare più semplice o meno fastidioso.
La mammografia è l'esame su cui si basa lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario e permette di evidenziare anche lesioni molto piccole e non palpabili.
L'ecografia utilizza invece ultrasuoni ed è uno strumento prezioso nella valutazione del seno, ma il suo ruolo dipende dall'età, dalle caratteristiche della mammella, dal quadro clinico e da ciò che eventualmente emerge dagli altri accertamenti.
Non esiste quindi una formula identica per tutte.
Ed è forse questa una delle informazioni più utili da portare fuori dall'Ottobre Rosa: prevenzione non significa fare più esami possibile. Significa fare gli esami appropriati, nel momento appropriato, sulla persona giusta.
“Ho fatto lo screening, quindi sono a posto”
Aderire ai programmi di screening mammografico è fondamentale. Ma la salute del seno non dovrebbe diventare una pratica amministrativa scandita soltanto dall'arrivo di una lettera.
I programmi organizzati seguono criteri di popolazione, mentre ogni donna ha una propria storia.
Età, familiarità, precedenti personali, caratteristiche del seno e altri fattori possono contribuire a definire il percorso più appropriato. Per questo screening di popolazione e valutazione individuale non sono necessariamente concetti sovrapponibili.
E c'è un'altra regola semplice da ricordare: se compare un cambiamento sospetto, non si aspetta il prossimo appuntamento di screening. Ci si rivolge al medico.
“Sono troppo giovane”
Il rischio di tumore al seno aumenta con l'età, ma essere giovani non significa che qualsiasi cambiamento possa essere ignorato.
Nelle donne più giovani il percorso diagnostico può essere differente e sarà lo specialista a indicare, quando necessario, gli accertamenti più appropriati.
La questione, quindi, non è anticipare indiscriminatamente esami pensati per altre fasce d'età. È imparare presto qualcosa che dovrebbe accompagnarci per tutta la vita: conoscere il proprio corpo e non trascurare un cambiamento persistente solo perché pensiamo di essere “troppo giovani”.
“Ormai ho una certa età: che senso ha continuare?”
Esiste anche la convinzione opposta.
Si raggiunge una certa età e il controllo periodico viene progressivamente percepito come meno necessario. Eppure, l'età è proprio uno dei principali fattori associati al rischio di tumore mammario.
Non esiste un momento della vita nel quale la salute del seno smetta automaticamente di meritare attenzione.
Anche quando si esce dalle fasce previste da alcuni programmi organizzati di screening, la necessità e la frequenza dei controlli possono essere valutate insieme al medico sulla base della situazione individuale.
La prevenzione non ha una data di scadenza.
Prevenire non significa vivere nella paura
Forse è questo il punto più importante. Per alcune persone parlare continuamente di tumori genera l'effetto opposto a quello desiderato: aumenta l'ansia, e l'ansia porta a evitare. Non prenotare un esame permette, almeno temporaneamente, di non affrontare la possibilità che qualcosa non vada.
Ma un controllo non serve a cercare una malattia a tutti i costi.
Serve a dare alla medicina una possibilità preziosa: vedere prima ciò che, eventualmente, c'è.
Negli ultimi decenni la maggiore diffusione della diagnosi precoce ha contribuito a individuare un numero crescente di tumori nelle fasi iniziali, quando le possibilità terapeutiche sono maggiori e i trattamenti possono essere meno invasivi.
È qui che la parola “prevenzione” acquista un significato molto concreto.
Non è uno slogan rosa. È tempo guadagnato.
Dalla prevenzione “Uguale per tutte” alla prevenzione personale
C'è infine una domanda che può essere più utile di “Qual è l'esame migliore?”.
La domanda è: “Qual è il percorso giusto per me?”
Una donna di 30 anni, una di 45, una di 60 e una di 75 non hanno necessariamente bisogno dello stesso percorso. Così come due donne della stessa età possono avere storie personali e familiari differenti.
Per questo la prevenzione moderna dovrebbe essere sempre meno una successione automatica di esami e sempre più un percorso ragionato.
Sapere quando iniziare i controlli. Conoscere la propria storia familiare. Non ignorare cambiamenti nuovi. Aderire agli screening previsti. Chiedere al medico quale percorso sia appropriato alla propria età e al proprio profilo.
Sono azioni molto meno spettacolari di una grande campagna di ottobre.
Ma sono quelle che possono fare davvero la differenza.
Paola Martinoni: “Parliamone insieme”
Di questi temi parla la Dott.ssa Paola Martinoni, medico chirurgo, senologa e fondatrice di Fondazione Libellule Insieme ETS, nel nuovo appuntamento video di Parliamone insieme.
Un dialogo che parte proprio dalle domande, dai dubbi e dalle convinzioni che spesso accompagnano le donne quando si parla di controlli al seno: dalla familiarità all'età, dall'autopalpazione alla mammografia, fino al significato di una prevenzione costruita sulla singola persona.
Perché l'Ottobre Rosa può essere molto più di un mese dedicato alla consapevolezza.
Può essere l'occasione per trasformare una frase che conosciamo ormai tutti – “la diagnosi precoce può salvare la vita” – in una scelta concreta.
E magari cominciare proprio da una domanda molto semplice: “quando ho fatto il mio ultimo controllo?”