I primi malanni di stagione a scuola si gestiscono senza ansia se parti da un presupposto semplice: nei primi mesi di vita in comunità i raffreddori sono normali, e non sono un segnale che stai sbagliando qualcosa. Il resto lo fanno un piano B pronto prima che serva, qualche regola chiara su quando tenere a casa tuo figlio, le informazioni giuste sulle assenze e poche abitudini quotidiane che aiutano tutta la famiglia. Noi della redazione ci siamo passate più volte, tra termometri alle sette del mattino e riunioni da spostare all’ultimo minuto: ecco cosa abbiamo imparato.
Perché a settembre i raffreddori arrivano puntuali
Il rientro in classe significa ambienti chiusi, tanti bambini insieme e un continuo scambio di giochi, matite e merende. È il terreno ideale per i virus di stagione, e il sistema immunitario dei più piccoli, entrando in contatto con loro, impara a difendersi. Saperlo non rende più piacevole il naso che cola, ma aiuta a guardare le cose con la giusta prospettiva: è una fase, e passa.
Quando tenere a casa tuo figlio (e quando no)
I segnali per restare a casa
Il consiglio pratico della redazione è di osservare più il bambino che il fazzoletto. Di solito è meglio restare a casa quando:
- ha la febbre, anche se sembra in forma;
- è così abbattuto da non riuscire a seguire le lezioni;
- ha vomito o diarrea;
- ha una tosse insistente che non gli dà tregua.
Quando può tornare in classe
Il rientro a scuola è sensato quando la febbre è passata da almeno un giorno senza bisogno di farmaci e tuo figlio ha ripreso energie e appetito. Un semplice naso chiuso, invece, raramente è un motivo per saltare le lezioni. Nei casi dubbi, la persona giusta a cui chiedere resta sempre il tuo pediatra.
Assenze e certificati: cosa sapere
Le regole sul certificato medico per rientrare dopo un’assenza non sono uguali in tutta Italia: in diverse regioni, tra cui la Lombardia, non è più richiesto, mentre altrove può servire dopo più giorni consecutivi di malattia. Abbiamo provato per voi a districarci tra le norme e la soluzione più rapida è una: leggere il regolamento della scuola o chiedere in segreteria a inizio anno, così da non trovarti impreparata.
Recuperare le lezioni perse è più facile di quanto sembri. Individua fin da subito un compagno di classe “di riferimento” con cui scambiarsi compiti e appunti e, se tuo figlio è abbastanza grande, lascia che sia lui a scrivere per chiedere. Lo responsabilizza e lo tiene in contatto con i compagni.
Casa e coppia: il piano B che salva la settimana
Dividersi i giorni di malattia
Il bambino con la febbre mette alla prova anche la coppia, perché quasi sempre il primo pensiero è: “Chi resta a casa domani?”. Il nostro consiglio è di parlarne con il partner prima che succeda, non alle sette del mattino con il termometro in mano:
- stabilite dei turni per i giorni di assenza, alternandovi in modo equo;
- verificate quali permessi prevedono i vostri contratti e se potete lavorare da casa;
- create una rete di supporto con nonni, amici o una babysitter di fiducia.
Il kit anti-malanni fai-da-te
Una scatola dedicata, magari decorata insieme ai bambini con carta colorata e adesivi, ti evita di cercare tutto nel momento sbagliato. Dentro mettiamo:
- termometro e soluzione fisiologica;
- fazzoletti e una borraccia per bere spesso;
- i numeri utili: pediatra, scuola, rete di supporto;
- un paio di giochi tranquilli o libri da tenere solo per i giorni di riposo.
Sport e attività: quando riprendere
Gli allenamenti pomeridiani possono aspettare. Dopo la febbre concedi a tuo figlio qualche giorno di calma prima di tornare in piscina o in palestra: riprendere troppo presto rischia di allungare la convalescenza. Avvisare l’allenatore e riprendere con gradualità è la strada più serena per tutti.
Rinforzare le difese con le abitudini giuste
La prevenzione quotidiana non rende i bambini invincibili, ma aiuta davvero. Ecco le abitudini che funzionano meglio a casa nostra:
- lavare spesso le mani, come raccomanda anche il Ministero della Salute, soprattutto prima dei pasti e al rientro da scuola;
- rispettare le ore di sonno, spesso le prime a saltare a settembre;
- portare in tavola ogni giorno frutta e verdura di stagione;
- passare del tempo all’aria aperta e arieggiare le stanze.
Un consiglio speciale per te
Il senso di colpa è l’ospite indesiderato di ogni giorno di malattia: per il lavoro lasciato indietro, per il bambino a casa, per la sensazione di non arrivare dappertutto. Prova a trasformare la giornata sul divano in una piccola “giornata coccola”: coperta, una storia letta ad alta voce, un tè caldo. Ricordati che un raffreddore non misura quanto sei brava come mamma. I tuoi figli, di queste giornate, ricorderanno soprattutto la tua vicinanza.
Quanti raffreddori in un anno sono normali per un bambino?
I bambini più piccoli possono prenderne parecchi, anche sei-otto in un anno, soprattutto nei primi anni di scuola o di asilo. Se però ti sembrano troppo frequenti o lunghi, parlane con il pediatra.
Posso mandarlo a scuola con il raffreddore ma senza febbre?
Il naso che cola, da solo, di solito non è un motivo per restare a casa, se il bambino è sereno e in forze. Dotalo di fazzoletti e insegnagli a starnutire nel gomito.
Per il raffreddore serve l’antibiotico?
Il comune raffreddore è causato da virus, su cui gli antibiotici non agiscono. Qualsiasi terapia va sempre decisa dal pediatra, senza iniziative fai-da-te.
