PSICOLOGIA

La rivoluzione elettronica

Ognuno di noi è diventato un centro di snodo in cui confluiscono o si dipartono messaggi di ogni genere. Il cellulare ci permette di comunicare anche dai luoghi più impensati; internet ci immette in una rete di relazioni aperta 24 ore su 24
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E' come se lo spazio si fosse annullato e, insieme allo spazio, anche il tempo. L'informazione, resa immateriale dall'elettronica, viaggia ormai alla velocità della luce e non più con i tempi della consegna della posta. Le nuove frontiere della tecnologia hanno portato a una rivoluzione senza precedenti dei costumi e delle abitudini, tanto che si può dire che negli ultimi cinquant'anni la vita sia cambiata più che nei precedenti tre secoli.

Un'incertezza crescente
Questa accelerazione progressiva sta portando a un sovvertimento radicale del nostro modo di essere e vedere le cose, molto più profondo di quanto noi stessi abbiamo consapevolezza. Cosa accade agli individui che si trovano ad affrontare quest'epoca di trasformazione? Un primo risultato è che la grande mole di informazioni che si vedono riversare addosso li porta a entrare in contatto con realtà, idee, prospettive, stili di vita sempre diversi e spesso contraddittori tra loro, per cui risulta molto difficile formarsi un'opinione certa di quanto accade e trovare valori in cui credere. Come si fa ad avere delle certezze se una notizia appena data viene smentita un minuto dopo da un'altra notizia che induce una diversa interpretazione dello stesso fatto? "Chi ci capisce è bravo" è un commento ricorrente di una realtà sempre più confusa. L'informazione in eccesso non informa più, ma crea un diffuso stato di perplessità sui criteri di verità. Bisogna diventare molto bravi a muoversi in un reale che fluttua in continuazione e che ci fa mancare del terreno solido su cui poggiare le nostre opinioni.

Più contatti con gli altri, meno contatto con sé
Un altro risultato è che si è drasticamente ridotto il tempo che un individuo passa con se stesso, rispetto a quanto accadeva una volta, perché ognuno deve tenere sempre ben aperti e ben tesi i propri canali privati, cioè occhi e orecchie. Siamo sempre reperibili e dobbiamo essere sempre disponibili al flusso di comunicazione, senza poter o voler sfuggire al contatto. E così siamo continuamente attraversati da suoni, parole e immagini che si moltiplicano nel numero senza approfondirsi in qualità. I messaggi sono tanti, ma sono anche buoni, cioè utili, proficui e rilevanti? No. In definitiva, sembra che non facciamo altro che distrarci da noi stessi, perché la nostra mente è sempre impegnata a pensare ad altro, e a riempirsi di immagini più o meno interessanti. E' come se avessimo bisogno di colmare una sorta di paura del vuoto, che ci assale nei momenti di solitudine o quando non abbiamo niente da fare. Ecco che allora la telefonata dal cellulare arriva come una conferma esterna alla nostra esistenza. Non siamo più capaci di capire chi siamo e cosa vogliamo ma dobbiamo venire confermati sulla nostra identità Al giorno d'oggi, il paradosso è che più si è a contatto con gli altri meno si è a contatto con se stessi.

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