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Baudelaire: 4 poesie da rileggere a 200 anni dalla nascita

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Charles Baudelaire nacque a Parigi nel 1821, quindi ricorrono i 200 anni dalla nascita: un’occasione per rileggere le sue poesie e le frasi, e condividerle sui social come Facebook, Instagram, Twitter o mandarle tramite Whatsapp e simili.

Tra le opere del poeta, “I fiori del Male” e “Paradisi artificiali”.


Baudelaire: 4 poesie da rileggere a 200 anni dalla nascita
Ecco i componimenti poetici e i versi da leggere per l’anniversario della nascita del poeta:

L’uomo e il mare
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
È il tuo specchio il mare! Contempli la tua anima
nell'infinito svolgersi della sua onda
e non è meno amaro l'abisso del tuo spirito.

Quanto godi a tuffarti in seno alla tua immagine!
Come l'abbracci con gli occhi e con le braccia!
Il cuore si distrae a volte dal suo battito stesso
al fragore di quel lamento indomito e selvaggio.

Siete tutti e due discreti e tenebrosi:
nessuno sondò il fondo del tuo abisso, o uomo,
nessuno conosce l'intima ricchezza tua, o mare;
come gelosi vi tenete dentro ogni segreto!

E pure sono infiniti i secoli
che vi fate guerra senza rimorso né pietà,
tanto amate la strage e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!


Spleen
Quando, come un coperchio, il cielo basso e greve
schiaccia l’anima che geme nel suo tedio infinito,
e in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
fa del giorno una tristezza più nera della notte;

quando la terra si muta in un’umida segreta
dove, timido pipistrello, la Speranza
sbatte le ali contro i muri e batte con la testa
nel soffitto marcito;

quando le strisce immense della pioggia
d’una vasta prigione sembrano le inferriate
e muto, ripugnante un popolo di ragni
dentro i nostri cervelli dispone le sue reti,

furiose a un tratto esplodono campane
e un urlo tremendo lanciano verso il cielo,
così simile al gemere ostinato
d’anime senza pace né dimora.

Senza tamburi, senza musica, dei lunghi funerali
sfilano lentamente nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra,
pianta sul mio cranio riverso la sua bandiera nera.


L’albatro
Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.

Appena deposti sulla tolda,
questi re dell'azzurro, vergognosi e timidi,
se ne stanno tristi con le grandi ali bianche,
penzoloni come remi ai loro fianchi.

Com'è buffo e docile l'alato viaggiatore!
Poco prima così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro, zoppicando, scimmiotta l'infermo che volava!

Il poeta è come quel principe delle nuvole,
che sfida la tempesta e ride dell'arciere;
ma, in esilio sulla terra, tra gli scherni,
con le sue ali di gigante non riesce a camminare.

 

Il gatto
Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto:
trattieni gli artigli della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli
misti d’agata e metallo.

Come s’inebria di piacere la mia mano
palpando il tuo elettrico corpo con le dita
che tranquille ti accarazzano
la testa e il dorso elastico!

E penso alla mia donna, a quel suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
freddo e profondo, che taglia e fende come freccia,

e a quell’aria, a quel profumo
che pericoloso fluttua sul suo corpo
dai piedi su fino alla testa!

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