BELLEZZA

Wabi-Sabi, l’elogio giapponese alla bellezza imperfetta

Essere belle non può voler dire essere perfette. Se quindi stai cercando di essere diversa, magari aspirando a un modello impossibile, fermati... rifletti e impara l'arte giapponese del Wabi-Sabi. Ti aiuterà a vederti con occhi diversi.
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Non è nella perfezione che risiede la bellezza. E i giapponesi lo sanno bene, lo sanno più di chiunque altro, perché hanno la capacità di guardare l'insieme delle cose, senza lasciarsi scappare i dettagli più piccoli.

La parola Wabi in origine si riferiva alla solitudine di vivere nella natura, lontano dalla società, e la traduzione di Sabi era fredda o secca, ma l'unione delle due parole rende l'idea negativa iniziale in una delle correnti più comuni di pensiero positivo che esiste oggi. Questa teoria si è andata gradualmente espandendo in Occidente negli ultimi tempi come una parte importante del Buddismo Zen.

Come si applica il Wabi-Sabi?

Serve a celebrare le imperfezioni, che ti rendono unica, e a non aspirare a una bellezza idilliaca e perfetta, ma imparando a distaccarsi ai canoni di bellezza. Devi imparare a essere orgogliosa dei tuoi difetti e a non aspirare alla perfezione impossibile. Solo così ti puoi guardare con soddisfazione allo specchio e solo così ti apprezzerai realmente.

Perché è un percorso verso la felicità?

Viviamo in un mondo in cui tutti dovremmo aspirare al massimo, nella migliore delle ipotesi, ma non solo, ma anche alla perfezione. Gli attuali canoni di bellezza pesano come lastre sia sugli uomini sia sulle donne, che fanno vere follie per essere simili ad attori o alle modelle. Tuttavia, la filosofia di Waba Sabi ti aiuta a capire che tutto è bello a modo suo, e che non dovresti nascondere quelle imperfezioni che ti rendono diversa, perché sono davvero ciò che ti farà risaltare, ciò che ti rende unica. La sicurezza che ti fa sentire bella anche se imperfetta e ti aiuterà molto nella tua autostima.

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