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NOTIZIE D

Il video musicale del mese: Natale a Pavana di Francesco Guccini, testo e traduzione

LEGGI IN 4'

DICEMBRE 2019 – Per Natale 2019 Francesco Guccini ha fatto un regalo ai suoi fan, con l'album Note di Viaggio, una raccolta delle sue canzoni interpretate dai più grandi artisti del panorama musicale italiano. Ma la vera chicca si chiama Natale a Pavana, un inedito del Maestrone che si è concesso una canzone in vernacolo tosco-emiliano.

La canzone è arrangiata da Mauro Pagani, ma lo spirito nostalgico di Guccini è quello che la rende davvero speciale e ci fa vivere le emozioni di infanzia del cantautore modenese. La grande protagonista di questa bella poesia in musica è chiaramente la cittadina dove Guccini ha trascorso i suoi Natali in famiglia.

I profumi, le emozioni e persino la sensazione di freddo, agitazione e il fumo del treno, sembra quasi di percepirli anche solo ascoltando il pezzo. Ma siccome per gustare al meglio Francesco Guccini vale la pena anche leggerlo, di seguito il testo ufficiale in dialetto di Natale a Pavana, con traduzione.

 

Natale a Pavana di Francesco Guccini, testo

Del volte i m'arcordo quíi Nadali
quand'i ero un bambin:
la sfrúmmia del vacanze, dla valísglia,
al sconsummo dla strada a la stazion
a pée, ma alora a s' caminava verodío
e me babbo davanti con al peso emíemémadre'ddré.
"Modna, stazion 'd Modna"
E 'na zízzola maremma can col braghe corte, e 'na nebbia ch'a t'inzupava
al córe, e t'a l' stricava
per avertase quando 'd sovr'al colle
l'aparizion dla Madonna su a San Lucca
a t' disgeva ch'l'era ariva' Bologgna.
Babbo, perché noialtri
A 'n se sta ed ca' a Bologgna?
Eee, magara!
E po' piazale Ovest,
ghiggne e chiàccare con vosgi che col treno già i m' portavan' ed colpo su i mée monti
el sudava al vapore e quando ed rado
lascia' cl'altra stazion
s'entrava in galería
al fummo a s'inflitrava int al vagon
e a l' rempiva i polmon
e s'a t' sopiavi al nasol'era móccio e carbon.
E neve, tanta neve, bianca e fina, E neve, tanta neve
fin a la Venturina.
D'ed d'là dal fiumme a i era
Al monte dla mé Pavna,
la sóo magia e la mé forza e la mé fantasia
Giò dal treno, Ziarina,
la c'aspetava, l'era anda' a comprare l'anguilla dla vigília
Ziarina disgeva:
"via, via, ch'l'è belle buíio!"
per Nadale la notte la vén presto
E via che 'd strada, tanta,
a i né ancora da fare
a pée, ma l'era tutt'un caminare
Cla strada belle fatta tante volte
Fra dóo montaggne 'd neve.
E in ca' i i'eren tutti,
Nonnamabília a i era,
Ziorico, Nonnopietro,
e Ziateresa,
con i taselli 'd tavole 'd castaggno
e i sacchi amontina' lí'd fianco a i muri e l'acqua ch'la scoreva dal botaccio per far andar el masg'ne,
per tridare el castaggne,
robbanera, frumento e formenton. Che gran savore 'd bón!
L'era, l'era ca' mia,
i ero torna' a ca' mia,
al me fiumme,
ai mée monti, al mé mondo e Modna, e la só torre, l'eran armaste un soggno, soltanto un brutto soggno, che al Limentra
c' la piéna d'inverno.
a l'portava via
L'era, l'era ca' mia,
i ero torna' a ca' mia,
al me fiumme,
ai mée monti, al mé mondo e Modna, e la só torre, l'eran armaste un soggno, che al Limentra
a l'portava via.

Natale a Pavana di Francesco Guccini, traduzione

Delle volte mi ricordo quei Natali
quando io ero un bambino:
l'agitazione delle vacanze, della valigia,
il languore dalla strada alla stazione
a piedi, ma allora si camminava, santo cielo
e mio padre davanti con i bagagli e mia madre dietro.
"Modena, stazione di Modena"
E un freddo, Maremma cane, con le braghe corte, e una nebbia che ti inzuppava
Il cuore, e ti scioglieva
per aprirsi quando da sopra al colle
l'apparizione della Madonna su a San Lucca
e ti diceva che eri arrivato a Bologna.
Babbo, perché noi altri
non abbiamo casa a Bologna?
Eee, magari!
E poi piazzale Ovest,
volti e chiacchiere con vosgi che col treno già mi portavano di colpo sui miei monti
lui sudava vapore e quando di rado
lasciava l'altra stazione
e si entrava in galleria
il fumo s'infiltrava dentro al vagone
e riempiva i polmoni
e se ti soffiavi il naso usciva muco e carbone.
E neve, tanta neve, bianca e fine. E neve, tanta neve
fino alla Venturina.
Al di là del fiume vi era
Il monte della mia Pavana,
la sua magia e la mia forza e la mia fantasia
Giù dal treno, Zia Rina,
che ci aspettava, era andata a comprare l'anguilla della Vigilia
Zia Rina diceva:
"via, via, che è bello buio!"
a Natale la notte arriva presto
E via per la strada, tanta,
ce n'è ancora da fare
a piedi, ma era tutto un camminare
Quella strada fatta tante volte
Fra due montagne di neve.
E in casa c'erano tutti,
Nonna Mabilia,
Zio Rico, Nonno Pietro,
e Zia Teresa,
col pavimento di tavole di castagno
e i sacchi ammonticchiati lì di fianco ai muri e l'acqua che scorreva dal bacino per far andare il mulino,
per tritare le castagne,
il foraggio, il frumento e il mais. Che grande sapore di buono!
Era, era casa mia,
io ero tornato a casa mia,
al mio fiume,
ai miei monti, al mio mondo e Modena, e la sua torre, erano rimaste un sogno, soltanto un brutto sogno, che la Limentra
con il pieno inverno.
portava via
Era, era casa mia,
io ero tornato a casa mia,
al mio fiume,
ai miei monti, al mio mondo e Modena, e la sua torre, erano rimaste un sogno, che la Limentra aveva portato via.

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