DONNE E LAVORO

Paola Bottai, il profumo moderno del vintage.

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Paola Bottai è il giovane “naso” da tenere d’occhio dopo l’exploit di “Mae”, il profumo di nicchia creato per il brand Estetista Cinica. Ha uno stile moderno e raffinato che declina con la stessa leggerezza sia nei prodotti maschili da barba sia nelle fragranze femminili, facendosi condizionare poco dai cliché. Raccontando la storia della sua passione, Paola ti regalerà un colpo d’occhio su un mestiere antico e veramente affascinante.

Come hai cominciato la tua carriera di naso?

Ho cominciato tardi, mi ero già laureata in marketing e comunicazione (studi che adesso benedico). Ero enormemente appassionata di profumo, così - quando ho scoperto che esistevano scuole per parfumeurs - mi sono iscritta ad un corso estivo a Grasse, sulle materie prime naturali e sintetiche. Gli insegnanti mi hanno notato e mi hanno invitato a fare il test per entrare nell’istituto – dove accettano solo una dozzina di studenti ogni anno - anche se all’università non avevo studiato chimica. Dopo la scuola sono restata a lavorare a Grasse ma ho capito presto che ero mentalmente legata al made in Italy. Sono tornata in Italia per realizzare il sogno di una carriera legata alla nostra creatività e al nostro savoir faire, anche se le grandi scuole e le grandi aziende restano francesi.

Quali sono i prodotti di cui vai più fiera?

Il mio primo prodotto è stato Agnostico, il balsamo multifunzione da barba di Bullfrog, il brand che da piccolo negozio in zona Isola a Milano è diventato un caso di marketing e una catena di barberie. Per anni mi sono occupata di prodotti maschili, come la linea salone da barba di Carthusia e la fragranza Mini Genteman’s collection creata per il lancio della Mini Clubman nel 2015. Sono fiera d’avere realizzato la prima galleria olfattiva in Italia; si chiama Go e si trova a Bardolino, sulla sponda veronese del Lago di Garda, all’interno della cantina vinicola Zeni.

Il tuo ultimo profumo di successo è stato Mae per Estetista Cinica: com’è nato?

Mae è nato da un incontro surreale con Cristina Fogazzi. Grazie a mia madre, vengo a conoscenza della sua geniale campagna estiva #kulolibero per Instagram, così le scrivo e scopro che è una grande appassionata di profumi. Stava cercando un vero “naso” per creare una nuova fragranza della collezione #cinismoliquido. Ci siamo incontrate per puro caso a Capri ed è stato come se, dal primo incontro, avessimo dato per scontato che avremmo lavorato insieme. Lei mi ha aperto il mondo dei social, che è molto interessante perché le persone - nonostante la mole di informazioni - riconoscono il valore e la professionalità.

Mae West era famosa per la sua ironia, era autrice delle proprie battute, giocava con la sessualità. Per creare il profumo, ho iniziato a leggere e vedere tutto quello che c’è su di lei. La fase di preparazione è sempre molto lunga e intima; studio tanto e approfondisco per avere le idee chiare su quello che farò. Nel momento creativo, quindi, sapevo che tipo di mondo volevo evocare: in bottiglia dovevo concentrare una donna ammiccante, ironica, non scontata. Mae è profondamente femminile, floreale: c’è il mughetto - che negli anni ’20 si regalava moltissimo - il gelsomino usato nella sua parte più chiara e lucente e fili d’erba; poi contiene un’estrazione particolare di patchouli, usato in maniera che scaldi senza incupire, muschi bianchi sintetici di altissima qualità per dare persistenza. Volevo che fosse un po’ retrò e ricordasse i profumi da pelliccia, aldeidati come si usavano in quegli anni. Una difficoltà non da poco, infine, è stato creare un profumo per la vendita on line, di nicchia e dal prezzo medio elevato. Ci siamo prese il rischio ma le soddisfazioni non stanno mancando.

Come fai a capire che cosa ti sta chiedendo un cliente o quale sarà la fragranza adatta per un brand?

Sono spesso contattata da clienti neofiti - che non hanno già una linea di profumi – e questo per me è un vantaggio. Mi danno un briefing ma è meraviglioso trovare chi ti dà carta bianca e ti permette di esprimere la tua creatività. All’inizio è necessario parlare tanto e fare domande, ascoltare e chiarire ogni aspetto del progetto.

Come definiresti il tuo stile?

Un femminile moderno o un maschile raffinato: cerco di creare profumi che raccontino una storia in un certo lasso di tempo, non che ti marchino a vita.

Come si fa a scegliere il profumo adatto alla propria pelle?

Non ci sono regole, perché il pH della pelle varia da persona a persona e nelle donne anche secondo i cicli ormonali. Non ci sono regole fisse e non amo nemmeno la distinzione tra maschile e femminile, è solo una questione di cliché. Suggerisco sempre di provare una fragranza prima su una mouillette: a meno che non ci sia un colpo di fulmine olfattivo, è meglio prendersi del tempo per decidere e non ritrovarsi addosso un profumo che ci è insopportabile. Il modo in cui reagirà sulla pelle non è prevedibile. Se reagisce male ma lo si ama alla follia, è meglio indossarlo sugli abiti, su una sciarpa, su un fazzoletto da tenere in borsa. Credo molto nell’atto delle donne di profumarsi per sé stesse. Non è detto che un profumo poco costoso non sia buono e uno costosissimo lo sia per forza: ognuno ha una “dose consigliata” rispetto alla potenza e, inoltre, bisogna saperlo indossare.

Che progetti hai nel cassetto?

Dopo il turbinio di eventi portati da “Mae”, mi sto dedicando a studio e approfondimento per elaborare la linea di fragranze “Paola Bottai”. Voglio cominciare da tre fragranze, caratterizzate dal tema centrale del ricordo: non voglio raccontare cos’è per me il profumo ma raccogliere quello che le persone ricordano sentendolo. Sto raccogliendo tanto materiale anche per scrivere un libro; leggo, viaggio, interiorizzo e mi fermo: è un periodo di semina prima di tornare alle formule.

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