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DONNE E LAVORO

Nicoletta Crisponi, vita da digital nomad.

Nicoletta è una travel blogger di successo e una digital nomad. Attraverso il suo filodinicky.com ha lanciato una sfida: fare il giro del mondo grazie alla sua rete di conoscenze. Social media strategist, specializzata in guerrilla marketing, Nicky fa fatica a vivere a lungo tra le mura di un ufficio; appena può, porta con sé il proprio lavoro e parte per un viaggio. Scopri con lei se anche tu hai i requisiti necessari a diventare una digital nomad
LEGGI IN 5'

Che cos’è un digital nomad?

È una persona che non ha bisogno di uno spazio fisico per lavorare. È nomade, nel senso che viaggia per il mondo, ma lavora grazie al digitale. Si muove come desidera, portando con sé il proprio lavoro, oppure si sposta sul territorio a seconda della necessità di approfondire la conoscenza di un certo habitat.

Chi sono i “colleghi nomadi” che hai incontrato in giro per il mondo?

A Bali sono stata ospitata dalla Life Coach Vittoria Diamanti e ho incontrato una coppia di fidanzati che seguiva le tappe dei tornei di poker; lui è un professionista che gioca anche on line. Poi, tutti i tipi di progettisti, programmatori, designer o stilisti: alcuni, come i graphic designer, hanno bisogno solo di poter spedire ai clienti i propri lavori, altri possono essere alla ricerca dell’ispirazione per un progetto. Infine, naturalmente, ci sono giornalisti, scrittori, fotografi, travel blogger e chi lavora con i social media.

Quando hai deciso che essere una digital nomad faceva per te?

Durante l’università avevo già fatto 3 stage curriculari, uno in Italia, uno a New York e uno a Bruxelles. Poi ho continuato a muovermi; mentre ero all’estero, creavo progetti di guerrilla marketing e facevo anche un lavoro sul posto, proponevo progetti a nuovi possibili clienti e arricchivo il mio portfolio da freelance. Invece che fare un tirocinio gratuito per qualcun altro, l’ho fatto per me stessa. Ho accettato per due volte un lavoro a tempo indeterminato ma, dopo un anno e mezzo chiusa in ufficio, mi sono dovuta sganciare: evidentemente è il mio tempo limite prima di avere la necessità di muovermi. O trovi un datore di lavoro particolarmente illuminato, che ti permette di strutturare il lavoro in maniera elastica, anche da remoto, oppure gli impieghi seguono ancora delle logiche per me assurde: perché devo per forza stare seduta a una scrivania se l’obiettivo è già stato centrato e il lavoro svolto? Perché si guarda ancora la presenza oraria invece che il risultato?

Quali sono i requisiti necessari per fare questa vita?

Avere un capo lungimirante, come dicevo, oppure essere freelancer. In ogni caso bisogna essere particolarmente ligi ed organizzati, perché distrarsi e perdersi è un attimo. Bisogna avere coraggio, perché si affronta comunque una vita di precarietà. Per partire devi essere organizzato economicamente, esserti creato una rete di salvataggio se le cose non dovessero ingranare immediatamente o se andrai in un posto con uno stile di vita più costoso del tuo. Devi prevedere che potresti perdere un po’ di tempo nel paese che visiterai a causa di visti e permessi; nei paesi europei, ad esempio, si trova facilmente lavoro ma le scartoffie di cui preoccuparsi variano molto, possono essere tante come in Germania o quasi nulle come in Portogallo.

Quali sono le difficoltà?

Sei un freelancer – con le problematiche che sappiamo – inoltre, quando crei la tua rete di contatti, il primo imprinting devi darlo di persona, un minimo di fisicità ci deve sempre essere. Quando i clienti ormai si fidano di te, è fatta. Un vero problema sono i fusi orari: bisogna stare attentissimi alle scadenze e rassegnarsi a lavorare di notte perché il committente è dall’altra parte del mondo. Dal punto di vista personale, invece, o trovi qualcuno che ha il tuo stesso stile di vita e lo capisce oppure rischi di non riuscire a portare avanti una relazione. Non mi è ancora capitata una “storia veramente seria” e sono molto spaventata da come potrò organizzarmi: non tutti i partner sono felici di sentirsi dire “ciao, parto per tre mesi”.

Su cosa stai lavorando oggi?

In questo momento sono impegnata nella promozione del libro “Il filo di Nicky …e il viaggio intorno al mondo”, commissionato dalla Fondazione Giacomo Ascoli per bimbi malati oncologici. Ho raccontato il mio viaggio ai bambini, spiegando paese per paese, tutto in rima. Il libro è stato illustrato da un’altra nomad, l’artista bergamasca Federica Bocchi che ho incontrato in Nuova Zelanda. In questo caso ho incontrato il committente solo a prodotto finito: ho scritto dal Portogallo e da tanti pezzettini di mondo. Oggi sono in Italia per gli eventi che richiedono una presenza fisica, domani non so ancora.

Dov’è casa? Quando si decide di tornarci?

Casa per me è dove c’è lamia famiglia, il mio armadio e il mio letto. Mi piace tornare perché non scappo mai da qualcosa, il mio viaggio ha un inizio e una fine e non mi aspetto grandi cambiamenti o rivoluzioni. A volte ho voglia di rientrare per non avere più tutto in valigia. Raccolgo oggetti d’arredamento in giro per il mondo e adoro vederli attorno a me nel loro nuovo ambiente.  Sto leggendo “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli; racconta che più viaggiava, più la sua valigia diventava piccola. Se viaggi molto, può succedere che la tua casa sono gli affetti e quattro cose che ti servono ma io sono ancora molto radicata, ho bisogno di uno spazio nido definito.

Quali sono i tuoi consigli ad un’aspirante digital nomad?

  • Della buona organizzazione abbiamo già parlato. Può essere una buona idea iniziare a lavorare con qualcuno che ti insegni un metodo rigoroso.
  • Fai PR ovunque ti trovi; viaggiando incontri gente dinamica come te e vieni a contatto con realtà che non ti saresti mai immaginato. Fanne tesoro. Per lavorare, utilizza gli spazi di coworking che sono serbatoi di idee e contaminazioni, perfetti per creare contattai.
  • Prima di partire, cerca attraverso la tua rete di amici un posto dove stare tranquilla per una decina di giorni, il tempo di trovare una casa, organizzarti la vita e trovare un lavoro.
  • Quando sei sul posto, per trovare quello che ti serve, scendi per strada e parla con le persone. Mentre cammini per strada, ti accorgi subito chi sono i residenti: attacca bottone per ottenere le informazioni che ti servono. Ho vissuto per 2 estati alle Azzorre; volevo assolutamente una casa con vista mare e ho trovato 5 stanze a 200 euro al mese perché erano di studenti tornati a casa per le vacanze. Il mondo è pieno di persone disponibili, se chiedi ti aiutano sempre tutti.

Con quale dotazione tecnologica viaggi?

Se il viaggio è breve (15 giorni) porto macchina fotografica e uno smartphone molto grande che è quasi un tablet, da cui gestisco facilmente i social media, posso scrivere sul blocco note e fare un minimo di montaggio video. Per i viaggi più lunghi, aggiungo un tablet con la tastiera. Se sto via per più di 3 mesi, porto con me anche il Mac per fare lavori più impegnativi.

Progetti per il futuro?

Se non mi arrivano proposte che mi fanno fermare, parto per la Germania a perfezionare il tedesco che ho studiato tanto a scuola ma che non riesco a parlare come vorrei. Altrimenti, organizzo un giro in vespa per le isole del Mediterraneo.

Olivia Chierighini
Scritto da:

Olivia Chierighini

Mi chiamo Olivia Chierighini; sono giornalista, esperta di comunicazione e blogger ma, più di ogni altra cosa, amo occuparmi di cibo, cultura, società e varia antropologia. C’è chi dice io sia una chiacchierona: per una dose quotidiana di humour e ottimismo, mi trovate sul blog OliviaQuantoBasta.

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