2018/12/12 03:00:4810498

DONNE E LAVORO

Antonija Pacek: un mare di emozioni attraverso la mia musica

Antonija Pacek è una donna straordinaria e poliedrica. Nata in Croazia e vissuta a Vienna, ha conseguito un master in psicologia a Cambridge (Dipartimento di Psicologia dello sviluppo intellettuale), per poi diventare docente in varie università e organizzazioni, tra cui la Webster Vienna Private University, dove ha unito le forze con il leggendario Dr. med. Phil. Zimbardo con il quale ha guidato un corso sull’Esplorazione della Natura Umana. Parallelamente alla sua carriera accademica e professionale, Antonija è madre di tre figlie ed è una compositrice di grande successo. In occasione dell’uscita del suo album IL MARE – il 7 dicembre 2018 - racconta le emozioni che guidano la sua vita quotidiana e che hanno ispirato le tredici straordinarie tracce che compongono il suo ultimo capolavoro di musica neoclassica.
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Hai cominciato a suonare il pianoforte da piccolissima: c'è stato un evento che ti ha fatto capire che quella sarebbe stata la tua passione?

All'asilo, i nostri insegnanti avevano un pianoforte a coda su cui suonavano e cantavamo. Già allora avevo capito che quello ero lo strumento che volevo imparare a suonare. Ho iniziato con la scuola di musica all'età di 6 anni e ho composto la mia prima canzone quando avevo 11 anni.

Perché hai scelto di studiare psicologia?

A causa della guerra nel mio paese [in Croazia, nel 1991, a soli 17 anni n.d.A.], sono dovuta venire a vivere a Vienna. Non avevo un pianoforte, perché non era finanziariamente possibile. Quindi, la mia seconda scelta era studiare psicologia. Ho ricevuto una borsa di studio di lavoro e ho iniziato nel 1992 i miei studi in un'università americana a Vienna. Mi piace aiutare le persone e insegnare psicologia, quindi per me è stata una buona scelta.

Cosa significa per te comporre? Qual è la tua interpretazione personale della musica neoclassica?

La composizione mi trasporta in un altro mondo, spesso calma le emozioni ed è terapeutica (per esempio se accade qualcosa di triste o ingiusto). A volte, dopo aver composto una canzone, resto ancora immersa a lungo nell’emozione: ad esempio, se mi incontro con altre persone, posso sentirle parlare attorno a me ma essere assolutamente distratta e non essere sicura di quello che stanno dicendo. Mi ci vogliono alcuni momenti per tornare al "mondo reale". Quando compongo mi sento come se vivessi in un altro spazio, una specie di mondo parallelo.
Il termine “neoclassico” è solo una categorizzazione della mia musica, che ritengo sia difficile decifrare anche se alcuni critici l’hanno definita così. Credo invece che sia una fusione di jazz classico, pop e forse soft. Io adoro ascoltare tutti i tipi di musica.

Com'è nato il tuo ultimo album? Quanto tempo ci è voluto perchè prendesse la forma che desideravi? 

Le composizioni sono nate durante l'ultimo anno e mezzo, tranne poche che ho scritto 2-3 anni fa ma non avevo mai pubblicato prima. Worth Living For, Taste of Bitter e Back to Faith sono alcune di queste canzoni "più vecchie" che aspettavano il loro tempo. Una volta che compongo le mie canzoni, cambio raramente la loro forma. La canzone Waiting è stata l'unica che si è evoluta nel corso di due mesi - dato che ho continuato a costruire parti nuove al suo interno – ma questa è una situazione rara per le mie canzoni.
Le ho registrate nel mio studio di casa, ho mixato la mia musica e Davor Rocco ha supervisionato tutte le composizioni. Nel mio studio, ho anche registrato la bellissima voce di Barbara Kier per la mia canzone The Sea, e ho fatto il primo mix con il mio strumentale per pianoforte. Davor e io abbiamo fatto l'orchestrazione per violoncello per la canzone Aloft e l’abbiamo registrata nel suo studio a Zagabria con Neva Begovic - professore di violoncello in quella città - che l’ha interpretata. Tutto ciò ha richiesto tre mesi di lavoro dedicato.

A che cosa ti sei ispirata?

A situazioni di vita reale, alla continua sfida alla vita, ma anche ad un film realistico e drammatico, a momenti felici, alle mie figlie, al mare.

Che importanza ha per te l'emozione e come la bilanci con la razionalità?

Le emozioni si intrecciano nella mia musica. Tutto ciò che sento al momento di creare una canzone è lì dentro. E sono consapevole delle mie emozioni, motivo per cui ho bisogno anche di un mio lato razionale. La comprensione di questo, cioè essere consapevoli delle proprie emozioni, avviene solo con una mente analitica. Emotivo e razionale dovrebbero idealmente essere concetti sincronizzati. A volte possiamo essere presi in ostaggio da forti emozioni, che in modo negativo interferiscono con la nostra mente razionale e, quindi, la musica aiuta a calmarsi e tornare alla piena consapevolezza del sé razionale.

Cosa pensi quando ti dicono che sei la risposta femminile a Ludovico Einaudi? Esiste un modo "femminile" di vedere la musica?

Sono onorata che le persone mi paragonino a Mr. Einaudi: è un grande e abile artista. Il femminile all'interno della musica sarebbe forse un sinonimo di romantico, emotivo, melodico; tuttavia, è anche possibile ascoltare questo aspetto nei compositori maschi, che sono in contatto con il loro lato femminile. Ci sono molti romantici nel regno della musica che sono in realtà uomini. In termini di associazioni, direi che un modo maschile di vedere la musica sarebbe più una preoccupazione per la tecnica, mostrando la padronanza dello strumento, senza necessariamente preoccuparsi della melodia e delle emozioni all'interno della musica.

Che parte ha la musica nella tua vita quotidiana? Come si interseca con la vita della tua famiglia?

Negli ultimi anni ho raramente momenti di distrazione per riuscire a trovare il tempo di ascoltare la musica degli altri, di creare, di praticare pianoforte, d’insegnare e riuscire a passare abbastanza tempo con la mia famiglia. Se succede che i miei figli sono in giro per casa e mi viene in testa una melodia, non mi disturba iniziare a scrivere la mia canzone anche se loro mi saltano intorno, suonano o sono vivaci.

Qual è stato l'accadimento professionale e umano che ti credi ti abbia toccato maggiormente?

In termini di creazione di musica, la perdita di entrambi i miei genitori – avvenuta nel giro di sei mesi - ha creato un profondo vuoto, portando un immenso dolore e un senso di amarezza. Ho scritto un sacco di musica dedicata in particolare alla mamma. La canzone Sea è una di queste.

Cosa provi quando sei sul palco e ti esibisci in concerto? C'è stato un momento in cui hai avuto paura?

È una miscela di eccitazione e paura. Naturalmente, ogni volta che sono sul palco, provo un po' di ansia, ma cerco di sopprimerla con il mio desiderio di raccontare le mie storie musicali al pubblico, di comunicare l’espressione della mia anima alle anime altrui.

Chi sono i tuoi punti di riferimento, quelli che consideri tuoi maestri o quelli a cui ti ispiri, quando componi?

L'elenco qui sarebbe troppo lungo. Amo la musica classica, l'opera, i musical, la musica pop (che ascolto anche con mia figlia adolescente), il rock, il jazz. Non apprezzo la musica tradizionale austriaca o croata ma la musica popolare irlandese è così bella, poetica, danzante. Quindi la lista è enorme e molto varia! La linea di fondo è che la musica mi tocca profondamente.

Che cosa dici a te stessa per trovare la forza di fare tutto quello che fai ogni giorno?

Ama quello che fai, fai ciò che ami. Trovi facilmente la forza in questo modo, anche quando è dura, non ti arrendi facilmente.

Se dovessi tornare indietro nel tempo, cosa faresti meglio o cosa cambieresti?

Questa è un'ottima domanda. Immagino che vorrei avere una pazienza maggiore, specialmente quando ci sono dei momenti stressanti o sono con del sonno arretrato.

Cosa consiglieresti ad una giovane che volesse fare il musicista di professione?

Di fidarsi delle proprie capacità e di avere fiducia in sé stessa, con la giusta onestà intellettuale. Di avere qualcosa di vero da dire attraverso la propria musica o interpretando la musica di un altro compositore

Che progetti hai per il futuro?

Vorrei suonare il più possibile e tenere un maggior numero di concerti, per toccare sempre più persone e renderle fiduciose nelle loro sfide. Voglio continuare ad insegnare psicologia: a volte integro la mia musica all'interno di alcuni seminari, ad esempio sulla creatività e l'innovazione. Creare musica ed educare le persone sono davvero i miei lavori preferiti.

Olivia Chierighini
Scritto da:

Olivia Chierighini

Mi chiamo Olivia Chierighini; sono giornalista, esperta di comunicazione e blogger ma, più di ogni altra cosa, amo occuparmi di cibo, cultura, società e varia antropologia. C’è chi dice io sia una chiacchierona: per una dose quotidiana di humour e ottimismo, mi trovate sul blog OliviaQuantoBasta.

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