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Baby bulli, perché diventa litigioso e violento?

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Uno spintone, un morso oppure un calcio ed ecco che anche diventando aggressivo e litigioso. Comportamenti usuali quando i bimbi entrano in contatto all'asilo o al parco, ma che subito fanno scattare l'allarme di mamma e papà.

Bisogna, innanzitutto, partire dalla premessa che alcuni momenti di prepotenza sono una componente naturale, una fase passeggera attraverso cui si manifesta la rabbia dei bambini. Ma nonostante questo motivo di sollievo è utile capire bene le cause di questi comportamenti per reagire nel modo migliore.

I bambini manifestano le loro pulsioni attraverso calci, pugni e urla, proprio per trasmettere quello che stanno provando. Nel periodo di età che arriva fino ai quattro anni, il loro linguaggio non è ancora in grado di esprimere a parole tutte le sensazioni, per questo i bimbi ricorrono alla reazione manesca. Quando, invece, diventano padroni dell'uso della parola anche l'aggressività tende a diminuire fino alla sua scomparsa.

È nel primo contatto con i compagni di asilo che si manifesta l'aggressività. Molto spesso i bimbi sono spinti a ricorrere alle 'botte' per difendere il proprio spazio che sentono violato dalla costante presenza dei compagni di gioco.

Fino a tre anni, lo scontro tra bambini è da ricondurre alla contesa di un gioco. La soluzione più efficace è quella di allontanare fisicamente il piccolo dal luogo dello scontro e nel caso sia necessario restituire il 'gioco' al legittimo proprietario. Il messaggio deve essere chiaro e cioè far percepire anche le esigenze di chi gli sta intorno.

Dopo i tre anni, il bambino è in grado di percepire il significato della rabbia e proprio per questo i genitori dovrebbero spiegare che il ricorso alla violenza è sbagliato. Ma i sentimenti negativi sono comprensibili e il disagio può essere esemplificato attraverso le parole senza alcun timore. È utile anche ricordare che sono gli stessi mamma e papà a dare l'esempio iniziale, durante una discussione, infatti, è necessario rispettare il partner anche con le parole. I termini offensivi altrimenti sarebbero percepiti dal piccolo come giusti e corretti.

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