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Che cosa significa parlare in corsivo

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In questo periodo avrai probabilmente spesso sentito l’espressione “parlare in corsivo”, ma che cosa significa? Non ha nulla a che vedere con l’ambito grafico. Non perderti quindi nella differenza tra stampatello e corsivo, perché sarebbe uno spreco di fatica.

Che cos’è?

Parlare in corsivo consiste nel pronunciare le parole trascinando, meglio ancora allungando, le vocali all’interno delle parole stessa e dell’ultima sillaba. Il risultato? Oltre a una cantilena fastidiosa e un po’ grottesca, si ottiene ottiene un tono acuto che pone l’accento sulle sillabe. Qualcuno sostiene che sia una forma esasperata del dialetto lombardo per eccellenza, il milanese, altri sono convinti assomigli di più al torinese.

L’obiettivo in realtà è traslare in contenuti vocali, quello che da anni accade per iscritto su Twitter, dove vengono utilizzati i grafemi dell'alfabeto fonetico internazionale per sottolineare le storpiature. E parlare in corsivo oltre a essere faticoso, è veramente una storpiatura.

Chi lo ha inventato

Le nuove tendenze arrivano quasi tutte dal web e anche questa non ha fatto nessuna eccezione. Pare che sia un’idea di Elisa Esposito, il TikToker che ha spopolato nel 2022. Esposito, classe 2003, è originaria di Milano e ha frequentato una scuola di estetica. Non è da molto online, perché ha debuttato a ottobre 2021, ma ha saputo conquistare una fetta di popolarità importante. Questa ragazza è nota come la prof del corsivo e dal suo profilo insegna a pronunciare correttamente le parole (dà pure i voti).  Secondo il Post, “alcuni sostengono che la parlata in corsivo sia diventata popolare grazie alla canzone Spigoli dello youtuber italiano Peter Ace, che su TikTok è stata ripresa in decine di migliaia di video”. Ormai la paternità (o maternità), però, non conta più… come si ferma questa tendenza?

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