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07/07/2009 - klakat - mettersi in proprio contro il parere dei genitori?
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Gentile Dottoressa,
ho 26 anni, un lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato da circa 5 anni, ma che non mi soddisfa pienamente. Faccio la centralinista, ma il mio sogno è quello di mettermi in proprio aprendo un negozio di fiori e piante. A tal fine ho conseguito perfino un diploma di fiorista, prendendomi dei giorni di ferie dal lavoro, e avrei già trovato un negoziante che cede l'attività con, annesso al negozio, un bilocale abitabile. Il problema è che i miei genitori sono totalmente contrari. Ormai ogni cosa è motivo di discussine in casa, perchè loro non vogliono assolutamente che io faccia quest'esperienza. Per loro il lavoro è sacro, soprattutto il mio, vicino casa e a tempo indeterminato, dove ho i weekend liberi, lavoro le mie 8 ore al giorno e prendo bene, e soprattutto ora, in questo periodo di crisi, dove si fa molta fatica in tutti i settori. Il problema è l'appagamento "mentale" e psicologico. Io sono molto frenata dal compiere questo passo perchè continuamente pressata dai miei. Se ascoltassi loro resterei sempre in un posto che sì, non mi dispiace tutto sommato, ma che non mi fa sentire realizzata, invece io vorrei realizzarmi pienamente ed essere felice la mattina quando mi sveglio per andare al lavoro. Sbaglio? Dovrei dare retta ai miei o buttarmi? Secondo loro lascierei un posto d'oro e butterei soltanto via del denaro...
Del resto, mi hanno espressamente detto "no, finchè sarai sotto questo tetto e sarai mantenuta da noi" (io metto via tutti i soldi, proprio nella speranza di aprire in negozio, e non do nulla in casa del mio stipendio), e quel negozio ha anche un appartamentino... Che devo fare? Sono così combattuta tra la loro mentalità, che riduce tutto ai soldi, e la mia, che spera un giorno, di sentirsi felice e realizzata...
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26/06/2009 - elbuso - come posso guarire?
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credo ddi avere proprio bisogno di un analista. è troppo tempo che sto male e vorrei un aiuto da uno psicologo. purtroppo ho un lavoro che non mi tiene mai fisso in un posto per più di un paio di mesi durante i quali lavoro 12 ore al giorno (sono 4 mesi e 6 giorni che non ho avuto un giorno di festa, ne' sabato o domenica o primo maggio).
agli psichiatri non voglio rivolgermi (l'ho anche già fatto con pochi risultati) perchè riempiono di medicine che fanno diventare grassi e mi ci manca anche nn potermi neanche più guardarmi allo specchio per via del fisico (anche se già ora nn riesco a guardarmi bene, più che altro per una certa forma di disprezzo verso me stesso). gli psichiatri poi nn sanno ascoltare, sono più freddi, nn vanno al nocciolo. ho qualcosa di profondo che mi manca.
ora sono all'aeroporto a piangere da solo in un angolo per sto malessere interiore che nn so da dove venga, come se ci fosse un mostro che mi divora dentro, nn so che fare. e la cosa peggiore è che nn sono motivi per questo stato. l'unica è cercare una mano. si è rotto qualcosa, nn so cosa, nn so come ripararlo, ma spero di trovare qualcuno che mi dia un aiuto. nn sono più equilibrato e sono anche stanco di essere logorato. dormo poco, mangio poco. non sto proprio bene con me stesso e non riesco a trovare qualcosa o qualcuno che riempia il vuoto che ho dentro. ovunque io vada nn mi sento a mio agio. poi cerco conforto in altre persone, magari ragazze, solitamente definibili indipendenti che ovviamente nn riempiono niente, sono solo un appiglio, anzi spesso peggiorano le situazioni perchè quando ci sono mi danno infinita soddisfazione (anche se so che è temporanea ed effimera), quando poi non mi considerano come vorrei o se ne vanno mi svuotano completamente. possono donarmi infinita gioia ed infinito dolore. inoltre nn è in un'altra persona che dovrei trovare me stesso, ma dovrei prima di tutto essere in pace con il mio spirito e il mio cervello. ho notato che quando ci sono queste persone (basta una telefonata alla sera ed io sono felicissimo), solitamente devono essere lontane perchè così posso essere più libero e vivere qualcosa con l'immaginazione, viaggio come un treno, nn sento fatica, sono pieno di energie, quando poi spariscono io mi trovo come una batteria scarica in mezzo al sahara, spaesato, senza più sapere che fare e senza forza per cercare di andare avanti. di certo è un sintomo di qualcosa che nn va in me, nn sono loro la causa.
mi sento così solo, senza nessuno con cui parlare e senza nessuno che sappia capirmi.
mi basta anche una parola per magari superare la giornata.
grazie
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16/06/2009 - Laura - la confusione mi blocca
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Buongiorno dott.ssa Lauretti.
Mi chiamo Laura, ho 32 anni. Da quattro anni mi sono trasferita da Milano a Roma. Una scelta fatta per motivi professionali. Dopo uno stage, mi hanno proposto di proseguire la mia esperienza lavorativa facendo una sostituzione maternità e anticipandomi che non ci sarebbero state possibilità di futuro impiego. Nonostante questo ho accettato, perchè ritenevo fondamentale fare quell'esperienza. In realtà sentivo anche il bisogno di allontanarmi da casa, dalla mia famiglia. Sentivo i miei spazi sempre più ristretti. Inoltre mi è sempre piaciuto scoprire nuovi posti, mettermi alla prova e in discussione. Così ho deciso di trasferirmi definitivamente a Roma, ottimista sul mio futuro. Dopo un anno da sola, da Milano mi ha raggiunto il mio fidanzato. Lui ha trovato subito lavoro. Siamo andati a convivere, ci siamo sposati. Nel frattempo anche io ho trovato un nuovo impiego "su segnalazione". Si esatto...qui a Roma sembra che essere meritevoli non paghi. La mia esperienza mi ha portato a concludere che questa città professionalmente è un sistema chiuso, lavori solo se hai conoscenze...che tristezza...anzi rabbia e frustrazione...durante questo impiego, durto due anni, mi sono iscritta ad una scuola per consulenti familiari. Sono laureata in scienze politiche, ma la psicologia mi è sempre piaciuta. Forse mi sono iscritta più per bisogno di una consulenza terapeutica che per l'opportunità in sé...In tutti icasi i due anni che ho svolto mi hanno aiutata a ritrovare la mia autostima a conoscermi meglio e avere più fiducia in me nel mio futuro. Ho affrontato alcune mie paure come quella di non rispendere alle aspettative degli altri, quella di definirmi nelle relazioni, di dire di no. Il lavoro su di me mi ha portata a riprendere la guida dell'auto e a prendere coraggio per dare le dimissioni in un contesto lavorativo oggettivamente distruttivo e angusto. Senza la fiducia in me stessa sarei rimasta succube di tante dinamiche distruttive. Ora sono a casa disoccupata, da 7 mesi. Sapevo che sarei andata incontro a questo rischio, ma me ne sono presa la responsabilità. Ho preso finalmente in mano la mia vita! Ho ritrovato il mio equilibrio, la mia stabilità interna. Il problema purtroppo è che sia io che mio marito pur essendoci integrati socialmente, non sentiamo Roma sulle nostre corde. Non è scattata l'empatia con il territorio...e così abbiamo riconsiderato l'idea di trasferirci nuovamente a Milano...vorrei mettere a fuoco dentro di me cosa voglio fare..ma è veramente difficile...è da mesi che rimurgino, ma non trovo risposte. Mi sono anche data tempo, ma è anche vero che questo intanto passa. Cerco di ascoltare le mie esigenze. Lavorativamente parlando mi trovo meglio al nord, assolutamente; dal punto di vista sociale qui mi trovo bene...Ma forse ciò che mi fa paura rispetto al fatto di tornare su è il rapporto con la mia famiglia. Ho paura che in futuro possa sentirmi soffocata come un tempo. Lo so che ora potrebbe essere tutto diverso: avrei una mia casa, inoltre grazie al percorso con questa scuola per consulenti sono riuscita a conquistare la mia indipendenza e autonomia, ho tagliato il cordone ombelicale con i miei genitori...sono cambiata io e forse rivivrei una situazione migliore...inoltre mi rendo conto che è sbagliato fuggire da ciò che avvero come problematico. Non ha senso rimanere a Roma con questa motivazione. Non è una scelta libera, ma data dal mio malessere. Se trovassi un lavoro serio probabilmente rimarrei qui a Roma, ma purtroppo ciò non sembra essere possibile...Ho sentito di scriverle perchè vorrei che lei mi aiutasse a capire come posso sbrogliare la mia matassa, capire come posso prendere decisioni di cui in futuro non vorrei pentirmi. La risposta di tutto è dentro di me ma non riesco a capire come trovarla...La ringrazio per la sua attenzione. Cordialmente Laura
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03/06/2009 - chanel - ogni giorno la stessa storia
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buona sera,io sono una ragazza di 34 anni e faccio la professione autista d autobus.il mio problema è di disagio verso i passeggeri che trasporto,è come se sentissi i loro pensieri e mi sento osservata..tutto questo mi crea disagio timidezza e mi paralizza nei movimenti e nel parlare,provocando in me aggressività.vorrei sapere qual è il mio problema e come posso affrontarlo se non risolverlo!grazie per l ascolto
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