DONNE E LAVORO

Francesca Cheyenne: la radio è il mio linguaggio.

LEGGI IN 4'
Come nelle favole, la sua è una carriera cominciata casualmente: una giovanissima Francesca Roveda diventa “Cheyenne” e una delle prime Vj di successo con lo storico canale Match Music. Oggi, voce serale di RTL 102.5, Francesca racconta il segreto di una lunga carriera e di uno strumento – la radio – che non tramonterà mai.

La tua storia comincia come quella di tante coetanee: una bella ragazza esce dal liceo classico e lavora mentre continua gli studi, per essere indipendente: e poi?

Ero iscritta a lettere a Padova - dove mi sono laureata in storia del teatro e dello spettacolo – e, mentre cercavo il mio ruolo nel mondo, incontrai il fondatore di Match Music nel ’95. Siamo stati i primi Vj. Ho avuto la fortuna di vivere una grande potenza creativa, libera e anarchica. Nel 2003 Match Music, già satellitare, si trasferì a Milano ma il clima di sperimentazione si stava disgregando e il gruppo storico si staccato. Io, dopo dieci anni nel frullatore in cui non riuscivo nemmeno a fare le lavatrici, mi sono ritirata a vita privata e ho proseguito con la mia passione per la scrittura. 

Come sei approdata in radio?

Credo sia stato un decorso naturale. Mi ero un po’ disinnamorata della tv, mentre in radio puoi dare molto, devi avere la capacità di raccontare con la voce il mondo a 360°. Inoltre, è l’unico mezzo di comunicazione che regge nonostante tutto. In barba a chi l’aveva dato per spacciato, non potrà mai essere surclassato perché è fruibile in qualsiasi situazione. Nel 2005, durante un’intervista a Valeria Benatti, venni a sapere che cercavano nuovi speaker a Rtl 102.5. Non dimenticherò mai la prima sera in cui sono andata in onda, perché era morto Papa Giovanni Paolo II e il momento storico era particolarmente intenso.

La tua trasmissione, Onorevole Dj, è in onda alle 23 dal lunedì al venerdì su RTL 102.5: di cosa parli?

Lavoro in una radio di flusso, quindi lo scopo è quello di intrattenere. Di notte mi posso permettere la battuta in più, perché il pubblico è quello dei locali. È un “late show”: abbiamo sempre degli argomenti e parliamo di attualità in maniera ironica. Si tratta di accompagnamento leggero con qualche spunto di riflessione, per stare vicini alla gente. Tra l’altro, siamo anche in radiovisione sul canale 36 del Digitale terrestre e sul canale 750 di Sky.

Cosa rende unico il linguaggio della radio?

Il linguaggio radiofonico non si può apprendere: è molto istintivo. Devi possedere capacità di empatia a distanza con il pubblico. Non è come recitare in teatro ma la tecnica si può imparare; ci sono tempi e pause da rispettare. Ad esempio, mai parlare di un argomento presumendo che le persone ti abbiano ascoltato anche cinque minuti prima. La radio vive sull’hic et nun, qui e ora.

Chi è, secondo te, il più grande comunicatore radiofonico del momento?

Può essere opinabile ciò che dice o come lo dice, ma in questo momento Giuseppe Cruciani con il suo “La Zanzara” su Radio24 è il migliore. Dopo di lui, vengono gli altri.

Come si può imparare il mestiere di speaker radiofonico?

Per diventare una professionista, il primo step è lavorare per radio locali, farti le ossa. La radio è meritocratica, o sei capace o non lo sei. Un corso di recitazione e dizione aiuta, ma non è tutto. Non si può fingere. Ad esempio, lo speaker Emanuele Carocci – ora mio partner a Onorevole Dj insieme a Cristina Borra - lavorava per una radio locale: ha mandato semplicemente un curriculum ed è stato preso a RTL. Un pizzico di fortuna serve come ovunque ma non è sufficiente; bisogna studiare perché in radio la protagonista è sempre la musica - anche quando non ne parli – quindi devi conoscerla.

Negli anni ti sei costruita un personaggio piuttosto mascolino ed aggressivo; ti corrisponde?

Non posso passare per quello che non sono e di sicuro non ho un’immagine eterea. In radio, durante le trasmissioni, si fa spesso il gioco al massacro con i partner e non mi sono mai tirata indietro.

Come vivi il turno di notte dovuto al palinsesto di RTL 102.5? Ha avuto risvolti sulla tua vita privata?

Lavorare la sera tardi fino a notte è stancante fisicamente, soprattutto andando avanti con gli anni. Nel weekend mi ricarico andando a letto presto. Tutta la mia vita è sempre stata serale; mi sono dovuta abituare, anche perché non sono veramente un animale notturno, mi piace vivere anche il giorno, uscire e vedere gli amici. Il risultato è che dormo pochissimo e sulla vita privata ha avuto un’influenza disastrosa: ho scelto una vita sempre in movimento e trovare qualcuno capace di starmi appresso non è stato semplice. Ho dato tutto per il mio lavoro ma con grande soddisfazione e rifarei tutto di nuovo.

Come vedi il tuo lavoro in prospettiva, negli anni futuri?

Sono del parere che “se non muori, fai qualcos’altro” ma non progetto nulla, vivo alla giornata, sono fatalista (con un minimo di paracadute) e non mi pongo limiti su quello che potrò fare domani. Ho sempre amato scrivere sia come giornalista sia come autrice televisiva, quindi vedo questo settore come uno sbocco spontaneo. Ho un libro nel cassetto che vuole unire il linguaggio dei social con quello del racconto breve. La gente non legge e vorrei avvicinare le persone a un mondo paragonabile solo al viaggiare. Invece, sul lunghissimo periodo – mancano veramente molti anni! – mi vedo in campagna, ritirata con i miei cani, con un minimo di pensione, spero in salute.

Ti potrebbe interessare anche:

Iscriviti alla newsletter di donnad

Leggi tanti nuovi contenuti e scopri in anteprima le iniziative riservate alla community.