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Audrey Hepburn: ritratti di un’icona di stile

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La mostra Audrey Hepburn: Portraits of an Icon segue l’ascesa di Audrey, da giovanissima danzatrice nel West End londinese a star internazionale, fino al lavoro filantropico negli ultimi anni della sua vita. L’istallazione è stata possibile grazie alle immagini private, conservate nell’Audrey Hepburn Estate, e alla complicità dei figli Luca Dotti e Sean Hepburn Ferrer.  

Audrey Hepburn è stata una delle donne più fotografate, ammirate e imitate di tutti i tempi. Ancora oggi ci affascina e riesce a stregarci, a quindici come a ottant’anni.

Che cosa l’ha resa così magica ai nostri occhi? Solo la sua bellezza?

Ripercorriamo insieme le tappe della sua vita, cogliendo quei particolari che l’hanno resa una stella intramontabile e che ancora oggi puoi prendere come esempio d’eleganza.

Audrey Kathleen Ruston nasce nel 1929 a Ixelles, un sobborgo di Bruxelles, da una baronessa olandese e da padre anglo-irlandese. Fin dalle prime immagini, di quando frequentava la Scuola di danza a nove anni, è chiaro come il balletto classico abbia influito sul suo portamento e le sue movenze. Nell’inverno olandese del 1944-45, sotto l’occupazione nazista, riuscì a sopravvivere alla fame: la denutrizione di quei terribili anni di guerra, segnano per sempre il suo corpo, lasciandola magrissima. Nel 1948 si trasferisce a Londra, dove segue la Scuola di danza di Marie Rambert.

Nelle foto di Audrey, giovanissima danzatrice, balza agli occhi una delle caratteristiche che decretano la sua fortuna: ha una posa naturale ed espressiva. A soli vent’anni, infatti, mentre lavora su un palcoscenico del West End, viene notata da Antony Beauchamp e August McBean; i fotografi la propongono come nuova bellezza e Hepburn fa le sue prime apparizioni come modella e al cinema.

Audrey in quegli anni incarna la ragazza della porta accanto inconsapevole del suo fascino, amichevole e dolce. Nelle foto di Bert Hardy, ambientate a Richmond Park il 30 aprile 1950 e poi nelle foto di Irving Penn per Vogue (1951), mentre Audrey è impegnata nel musical Gigi a New York, è ben chiara la freschezza della sua immagine, con un taglio di capelli sbarazzino e sopracciglia a virgola.

Audrey sta per raggiungere la fama in un periodo storico particolare, in cui il ruolo della donna è continuamente ridefinito, sia nel suo ruolo pubblico sia in quello privato.

In Vacanze romane (1953) e poi in Sabrina (1954) – film in cui puoi vederla vestita dal grande couturier e amico di una vita, Hubert de Givenchy – Hepburn è palesemente lontana dall'immaginario della “pin-up” e della bomba sexy alla Marylin Monroe o alla Jane Russell.

Secondo Vogue, Audrey stabilisce un nuovo standard di bellezza, quello che amiamo ancora oggi: è alta, magra, leggermente efebica. Le lunghe gambe hanno una caratteristica tipica delle ballerine moderne di Balanchine, con le cosce che hanno quasi la stessa circonferenza dei polpacci. La testa è piccola, valorizzata sempre dai capelli raccolti o da un taglio strategico; il lungo collo da cigno spunta da abiti piuttosto accollati o da scollature che mettono in risalto le spalle dritte, frutto di anni d’esercizio. Cecil Beaton, il grande regista, per sottolineare la sua diversità dai canoni imperanti, la paragona più a una scultura di Modigliani che a una bellezza classica.

Dobbiamo ringraziare Sabrina per i pantaloncini corti portati anche come capo “casual” e non relegati esclusivamente all’attività sportiva o agli hot pants di un immaginario piccante.

Cosa segna il passare del tempo e della moda sul viso di Audrey Hepburn? Le sopracciglia: sempre molto folte o infoltite con la matita, a tratti più spesse e adolescenziali, come in Guerra e Pace del 1955, a tratti più allungate ad ala di gabbiano, come nel magnifico ritratto, con le colombe e la giacca rosa, scattato nel 1954 da Philippe Halsman, a Villa Rolli per LIFE, o come in Funny Face (1957).

Dai ritratti puoi ricavare un prezioso insegnamento riguardante i colori: Audrey è spesso ritratta con un tocco di bianco vicino al viso, cui conferisce luce. I colori pastello donano morbidezza ai lineamenti; il rosa, spesso erroneamente associato a un immaginario infantile, fa risaltare la carnagione a qualsiasi età, caratteristica ancora più apprezzabile con il passare degli anni.

Negli anni lo stile personale di Audrey è sempre molto evidente: è fatto di camicie avvitate, pantaloni a sigaretta e le immancabili ballerine. Tra il 1957 di Love in the afternoon e il 1959 di The nun's story e Green mansions, possiede ancora un’immagine semplice e morbida, fatta anche di capelli legati con i codini, poco trucco e piedi scalzi.

Negli anni ’60, invece, assurge a fama internazionale una nuova Audrey, molto più glamour e ricercata, che ancora oggi è lo specchio di ogni vera fashionista. Colazione da Tiffany (1961) è l’apoteosi del little black dress, degli occhiali da sole e del look superaccessoriato, completo di perle, borse e cappelli.

La mostra prosegue con i look di Charade (1963) e le foto fuori scena di Audrey in bicicletta, mentre indossa un modernissimo coordinato (Capri, ballerine, camicia a sacchetto e foulard). How to Steal a Million (1966) e Two for the road (1967), con gli abiti di Mary Quant e Ken Scott, documentano la trasformazione definitiva della Hepburn in icona di stile.

Questo ruolo, ottenuto sul palcoscenico e sulla pellicola, la segue anche nella vita fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel 1993. Dal 1988 Hepburn lavora come ambasciatrice dell’Unicef: a sessant’anni è ancora di una bellezza inossidabile, unita a uno stile sicuro e allo stesso sorriso di quando aveva diciannove anni.

L’ultimo magnifico servizio fotografico è firmato da Steven Meisel per Vanity Fair (Maggio 1991): una Audrey Hepburn che rimane da imitare anche passata la mezza età.

Per documentarti sullo stile e la vita Audrey Hepburn se non fai in tempo a vedere la mostra:

  • Acquista il catalogo on line Audrey Hepburn: Portraits of an Icon di Terence PepperIl libro ripercorre la vita di Audrey, con un saggio diHelen Trompeteler e una cronologia a cura di Terence Pepper corredata da più di 145 ritratti e immagini.
  • Lasciati guidare nella vita privata e familiare di Audrey, con il libro Audrey at Home: Memories of My Mother's Kitchen With Recipes, Photographs, and Personal Storiesdi Luca Dotti. Il libro, appena uscito e non ancora tradotto, mescola ricordi, aneddoti e stralci della sua corrispondenza private, i suoi 50 piatti preferiti e più di 250 fotografie mai pubblicate prima, appartenenti all’album di famiglia.
  • Scopri tutti i retroscena della vita di una star dal grande cuore in Audrey Hepburn: un’anima elegante, scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer.

 

Foto di copertina: Audrey Hepburn by Antony Beauchamp, 1955 ©Reserved

 
 
Olivia Chierighini
Scritto da:

Olivia Chierighini

Mi chiamo Olivia Chierighini; sono giornalista, esperta di comunicazione e blogger ma, più di ogni altra cosa, amo occuparmi di cibo, cultura, società e varia antropologia. C’è chi dice io sia una chiacchierona: per una dose quotidiana di humour e ottimismo, mi trovate sul blog OliviaQuantoBasta.

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